Evo 333 🍈

Fratelli Caporali


 

Strada Ponte Felcino

Ponte Pattoli 44/E

06134, Perugia

+39 348 698 0196

[email protected]

 

www.333evo.com

 

 

 

Appunti per una geografia sentimentale dell’olio, da Il Castellaro ai Colli del Trasimeno

C’è un punto, nei Colli del Trasimeno, in cui la luce si ferma. Sembra quasi restare sospesa tra il lago e gli ulivi, a mezz’aria, come in ascolto. È da qui che bisogna partire per comprendere davvero l’olio dei Fratelli Caporali. Non da un assaggio, ma da una camminata. I piedi nella terra, il tempo che rallenta, le mani che sfiorano il tronco nodoso degli ulivi come si accarezza un vecchio maestro.

Lì, nella tenuta Il Castellaro, la famiglia Caporali ha scelto di farsi custode e interprete di una tradizione contadina che rischiava l’oblio, quella dell’olio vero. Siamo nel 1987, anni in cui la campagna umbra comincia a cambiare passo, tra abbandoni e tentazioni di scorciatoia. Ma i Caporali vanno in direzione opposta: piantano ulivi. Lavorano la terra. Riprendono in mano la zappa come fosse un pennello. Non lo fanno per nostalgia, ma per vocazione.

Il paesaggio, qui, non è semplice contorno. È sostanza. Le piante — seimila — sono distribuite su trenta ettari di colline morbidamente ritmate, in equilibrio tra altitudine, esposizione e vento. L’olio che ne nasce porta con sé il battito di questo paesaggio, l’asprezza gentile del Moraiolo, la freschezza balsamica del Frantoio, la morbidezza elegante del Leccino. È un blend, sì, ma non miscelato a caso.

È un accordo, come in musica: note diverse che si cercano, si incrociano, si compongono in una melodia compiuta.

Il nome scelto 333  ha il suono di un numero, ma dietro c’è molto di più. È cifra simbolica, misura aurea di equilibrio, forse anche memoria affettiva. Il 333 si produce solo in ottobre, mese in cui ogni ora conta, in cui il sole detta il ritmo della raccolta.

Le olive vengono frante entro 24 ore, a freddo, e filtrate con cura. Non per moda, ma per necessità, è cosÏ che si preservano fragranze, polifenoli, integrità. Con la stessa cultivar si produce extravergine 100% italiano nel mese di novembre e dicembre.

Nel 2011, un altro passo importante, la nascita del frantoio aziendale. Non più deleghe, non più compromessi. Solo mani proprie, sguardi propri, responsabilità propria. E l’olio comincia a parlare con voce ancora più netta, più sincera.

Poi arriva il 2024, e con esso la scelta della conversione al biologico. Una decisione che non arriva per convenienza, ma per coerenza. PerchÊ chi ama la terra non può che restituirle rispetto. Niente chimica, niente forzature, solo infusi naturali, pratiche rigenerative, agricoltura che osserva e accompagna. La pianta viene vista come essere vivente, non come macchina da produrre. Ogni intervento è misurato, ogni potatura è dialogo.

E così, bottiglia dopo bottiglia, l’Olio Evo 333 diventa racconto di una famiglia che ha scelto, di una terra che resiste, di un paesaggio che si fa gusto. Ma anche di un'idea più ampia, forse scomoda, certo rara, che il buono coincide col giusto, che l’eccellenza nasce dall’umiltà, che la qualità vera è figlia della coerenza.

Nel suo colore — verde brillante, riflessi dorati — si riflette un pezzo d’Umbria. Nel suo profumo — carciofo, mandorla fresca, erba tagliata — si avverte il respiro di una collina che non ha smesso di raccontarsi. E nel suo sapore — armonico, persistente, mai gridato — si ritrova la bellezza di chi lavora senza rumore, con rispetto, per il piacere di fare bene.

Questo è Olio Evo 333. Non un olio, ma un pensiero liquido. Un atto d’amore agricolo. Una dichiarazione di appartenenza.

 

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