Il vino prodotto dalla famiglia, frutto di un legame profondo con la terra e con la tradizione, nasce in un contesto che affonda le radici in una viticoltura di sussistenza, da sempre parte integrante della vita dei suoi fondatori. I terreni, che un tempo erano destinati alla coltivazione di uve per il consumo quotidiano, sono stati scelti dal nonno e poi dal padre come luogo ideale per far crescere le viti autoctone, veri e propri testimoni di un patrimonio vitivinicolo millenario. Tra le varietà originarie, si trovano l’Aglianicone, l’Aglianichino, il Mangiaguerra e il Moscato nero, varietà storiche, scelte con cura per esprimere al meglio la tipicità e la forza della terra. Non mancano, come da tradizione, piccole percentuali di uve bianche, tra cui Malvasia e Moscato, piantate in mezzo alle viti rosse, per creare un equilibrio di sapori e profumi che da sempre ha caratterizzato la viticoltura di queste terre.
Ma la storia non si ferma qui: nel corso degli anni ’70 e ’80, il vigneto si è arricchito di nuove varietà, tra cui l’Aglianico del Vulture e del Beneventano, il Montepulciano, il Sangiovese, la Barbera e il Merlot, segno di una continua ricerca di qualità, ma anche di una volontà di preservare la ricchezza di biodiversità del territorio. La scelta iniziale di produrre un monovitigno è stata abbandonata in favore di una visione più complessa, quella di un blend che raccoglie e racconta le diverse anime di queste terre, dove ogni varietà, pur mantenendo la propria identità, si fonde in una sinfonia perfetta di sapori e profumi.
Il risultato di questa visione è un vino che nasce da un incontro-scontro di ben dodici varietà, che vengono raccolte e vinificate insieme, come da tradizione paterna. Un gesto che non è solo pratico, ma che è anche un atto di fede nella storia familiare e nel valore della memoria. È così che nasce il "Caos", il rosso che rappresenta l’anima di questo luogo, la sintesi di un lavoro che si è sempre contraddistinto per il rispetto dei ritmi della natura e della tradizione. Un vino che non conosce compromessi: senza solfiti aggiunti, ottenuto da uve che crescono senza l'uso di fertilizzanti chimici o additivi di sintesi, solo con zolfo e rame, in un equilibrio perfetto con l'ambiente che lo circonda.
Non solo il Caos, ma anche il bianco "Iango", un vino macerato, che prende vita dalle uve Malvasia e Moscato, un’altra espressione della stessa filosofia che, pur nei suoi contrasti, mantiene una straordinaria armonia. In entrambe le creazioni, la natura si fa protagonista assoluta, senza mediazioni o interventi invasivi, seguendo una strada di purezza che rispetta la genuinità delle uve e del terreno.
Le pratiche agricole sono quelle tradizionali, che si riflettono nella scelta della tecnica di allevamento, quella della "strozzatura", una versione più rigida del Guyot doppio, che si adatta perfettamente al carattere di queste viti, senza sprechi né tagli inutili. È una tecnica che favorisce la salubrità della pianta e una corretta gestione dei tralci, permettendo alle viti di esprimersi al meglio nel rispetto dei cicli naturali.
Il vigneto si trova su un’altura che si affaccia sul borgo di Gioi, una collina che, con i suoi versanti argillosi, rappresenta la sintesi perfetta tra la montagna e il mare. A 400 metri sul livello del mare, la vigna è esposta a ovest, dove il sole accompagna le viti dall'alba al tramonto, regalando loro la luce calda e il vento che proviene dal Mar Tirreno. Attorno, oliveti secolari e boschi di querce delimitano il paesaggio, un angolo di terra che è anche un rifugio naturale, protetto dall’incredibile biodiversità che caratterizza questa parte della campagna.
Nel cuore di questa terra, all’interno di un palazzo che affonda le radici nel ‘500, la famiglia ha creato una piccola osteria, un luogo dove il vino si accompagna ai piatti della tradizione locale, ma anche a proposte che rinnovano la cucina di queste terre. Qui, ogni bottiglia racconta una storia, quella di una famiglia che ha scelto di vivere in simbiosi con la natura, di preservare il passato senza dimenticare le sfide del presente. Un vino che, come un racconto, si fa memoria, un pezzo di terra e di storia che si fa esperienza sensoriale, un atto d'amore per il territorio e per le sue radici più profonde.