Un vigneto che nasce dal cuore della terra, dove il rispetto per la natura e per i suoi cicli è il principio che guida ogni gesto. Le viti si intrecciano e crescono con forza e grazia, circondando la casa e la cantina, come un abbraccio che unisce uomo e natura in un equilibrio che si riflette nel frutto che ne nasce. Dante, vignaiolo di terza generazione, e sua moglie Helena hanno fatto di questa terra un luogo di vita e di sperimentazione, dove ogni singola pianta è trattata con la cura e l’attenzione che si riservano a un giardino segreto. La biodinamica è il linguaggio che usano per dialogare con la terra, una filosofia che porta con sé una profonda consapevolezza del tempo, dei ritmi e dei legami invisibili che uniscono ogni cosa.
Il terreno, ricco di argilla e calcare, è la spina dorsale di un vigneto che trae forza dalla terra, dove ogni vitigno affonda le sue radici in un suolo ricco di storia. Le viti sono piantate su fossili marini, tracce di un passato che, come una memoria di altri tempi, si ritrovano a nutrire le viti e a dare loro carattere. Questo vigneto è un mosaico, diviso tra la vigna vecchiae la vigna nuova, ognuna con la propria storia e il proprio ritmo, ma entrambe unite da un unico filo conduttore: il rispetto per l’autenticità, per il territorio, per il frutto.
Il cuore pulsante di questa piccola azienda è il metodo ancestrale: una vinificazione che non ricerca l’artificio, ma che si lascia guidare dalla natura, senza forzature, senza accelerazioni. Le uve – un uvaggio autoctono che comprende sangiovese, colorino, malvasia nera, canaiolo, trebbiano e malvasia bianca – vengono raccolte e lavorate con sensibilità, rispettando ogni sfumatura che l’annata porta con sé. Non ci sono lieviti selezionati né interventi tecnici a dettare il passo della fermentazione, ma è la spontaneità a guidare il processo, con i lieviti indigeni che si attivano naturalmente, dando vita a un vino che parla di sé, senza artifizi, senza omologazione.
La scelta di declassare i vini da DOCG a IGT è un atto di coraggio, un gesto di ribellione contro la logica della standardizzazione e dell'omologazione. “Il nostro lavoro – dice Helena – è quello di portare in bottiglia le qualità dell’uva che coltiviamo, senza l’ausilio di tecniche enologiche che non ci appartengono, nel rispetto etico di chi beve il nostro vino e nella ricerca di autenticità del luogo a cui appartiene”. Questa filosofia non è solo un modo di fare vino, ma un vero e proprio impegno per la genuinità e per una visione che, pur partendo dalla tradizione, si allontana dai canoni stabiliti, alla ricerca di un’espressione più pura, più vera.
Ogni bottiglia di questo vino non è solo una bevanda, ma un racconto: un racconto che parte dalla terra, che passa attraverso il lavoro di chi la rispetta e la coltiva, e che arriva a chi lo degusta, portando con sé un pezzo di territorio, un ricordo del tempo, della memoria che ogni vendemmia porta con sé. Il Rosato Ancestrale che nasce da queste viti è l’esempio perfetto di questa filosofia, un vino che non ha paura di essere se stesso, che non ha bisogno di fronzoli, che parla attraverso la sua autenticità.
In questa vigna, il tempo non è un elemento da controllare, ma da ascoltare. E così, con ogni bottiglia, Dante e Helena ci invitano a riscoprire il piacere di un vino che non è solo un prodotto, ma un dialogo con la terra, con il passato e con il presente. Un vino che racconta la storia di un luogo, di una passione e di un rispetto che non smette mai di crescere.