Cantina Gilli


 

Officina del Vino

Via IV Novembre 30

Settimo Rottaro Torino

 

[email protected]

 

Nel 2005, Luca, un giovane viticoltore, fece il suo ingresso nel mondo della viticoltura, spinto dalla passione e dal desiderio di rimettere in discussione le convenzioni stabilite. Con alcuni amici fondò La Masera, un progetto che iniziò con un approccio tecnico e preciso, soprattutto nella vinificazione delle uve di Erbaluce, un vitigno a bacca bianca che da sempre caratterizza la sua terra. Inizialmente, la vinificazione era improntata su metodi raffinati, con l’aggiunta di numerosi interventi in cantina, ma ben presto si pose una domanda fondamentale: "È davvero necessario fare tutto questo?". Così, dopo aver riflettuto sul percorso intrapreso, Luca cominciò a vinificare in modo più semplice, riducendo drasticamente gli interventi, limitandosi a diraspate l’uva con il rispetto per la materia prima come obiettivo principale.

Nel 2010, con l’intento di dare una nuova direzione alla propria visione enologica, Luca decise di separarsi dalla società per fondare Il Garage dell'Uva assieme a Francesco, e da quel momento la sua attività vinicola prese una piega decisamente più indipendente e autentica. Iniziarono a vinificare nei locali di una ex carrozzeria, un luogo che simboleggiava perfettamente l’approccio “artigianale” e privo di fronzoli con cui si erano sempre identificati. Lontano dalle logiche produttive industriali, il suo approccio alla viticoltura iniziava a basarsi su principi di pura autenticità.

Dal 2016, Luca ha preso sotto la sua ala protettrice alcuni vecchi vigneti, con una media di oltre cinquant'anni di età, situati nei comuni di Settimo Rottaro e Azeglio. Qui, su circa due ettari e mezzo di terreno, ha cominciato a lavorare con l’obiettivo di preservare la biodiversità che questi vigneti racchiudono. Ha scoperto più di quindici varietà di uve, e ha fatto di tutto per mantenerle vive, adottando il tipico sistema di allevamento a pergola che caratterizza la zona. Il lavoro in vigna è scrupoloso e naturale: i trattamenti sono effettuati con basse dosi di rame e zolfo, e ogni operazione è pensata per non alterare l'equilibrio che la natura ha creato in queste terre.

Nel rispetto della tradizione, ma anche della filosofia di semplicità che aveva sviluppato nel tempo, Luca ha scelto di vinificare alcune uve in purezza, inclusi vitigni "minori" come il Neretto, una varietà poco conosciuta ma dal grande potenziale. In cantina, l’intervento è ridotto al minimo: le fermentazioni avvengono spontaneamente, senza l’aggiunta di lieviti selezionati, un principio che ricalca quello che Luigi Veronelli sosteneva da sempre: "Il vino è il frutto di una terra e di un uomo che l’ha lavorata, e deve riflettere quella terra, quella cultura". Il bianco, seppur delicato, segue lo stesso protocollo, venendo vinificato con le bucce, come a voler preservare la genuinità e l’anima della varietà.

Ogni anno, la produzione varia in modo significativo, una scelta consapevole legata al lavoro manuale, alla costante attenzione e a una filosofia che rifiuta l'industrializzazione del processo. Le rese sono basse e il vino, come una sintesi di quanto raccolto dal terreno, diventa sempre un’esperienza unica. Per rafforzare questa visione, Luca lavora anche “conto terzi”, vinificando le uve di piccoli produttori che condividono la sua stessa filosofia, mettendo a disposizione la sua esperienza per creare vini che parlano un linguaggio comune, quello del rispetto per la terra e della natura in ogni fase della produzione.

Il lavoro svolto da Luca, pur essendo intriso di passione e di impegno, non è mai un gesto isolato. È, piuttosto, parte di una rete di persone che credono che il vino, come la terra che lo genera, debba raccontare una storia autentica. Come Veronelli stesso ha sempre scritto, la cultura del vino non è solo legata alla qualità del prodotto, ma al rispetto e all’amore con cui viene creato. Ogni bottiglia che esce da quel “garage dell’uva” è una testimonianza di un impegno profondo, una lotta per preservare e valorizzare la biodiversità e la cultura agricola di una terra che ha bisogno di essere custodita con la stessa passione con cui si cura una grande opera d’arte.