Piole

Societò Agricola Carema


 

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A Carema, ultimo respiro piemontese prima che la Valle d’Aosta inizi a farsi sentire, il paesaggio non si concede, si conquista.

Qui, tra muretti a secco e pendenze che non perdonano distrazioni, nasce Piole.

Carema, 698 anime appena è un comune minuto e assoluto, dove la vite non occupa spazio, lo sottrae alla roccia.

In questo frammento di nord antico, sospeso tra montagna e fatica, Piole prende forma come gesto prima ancora che come cantina. Il progetto nasce e viene condotto dal 2018 da Lorenzo Messa, Marco Zanoni, Andrea Domati e Daniele Bonaiuti. Quattro nomi, quattro presenze che non amministrano un’azienda, ma abitano un paesaggio. Lo leggono, lo ripuliscono, lo ricompongono.

Gli ettari sono poco più di mezzo. Mezzo ettaro che qui non è misura, ma destino. Vigne sparse, ricucite una a una, strappate all’abbandono e riportate alla loro possibilità di produrre ancora vita. Terrazzamenti rifatti, pergole rialzate, pilun rimessi in piedi come ossa antiche ritrovate sotto la terra.

Piole è un nome che indica un luogo preciso dentro Carema, una conca naturale dove il Nebbiolo si aggrappa alle altezze e alla pietra. Da qui nasce il loro Carema DOC, 100% Nebbiolo, figlio di un’agricoltura che non concede scorciatoie.

Le vigne arrivano da storie di abbandono e restituzione. Appartenevano a famiglie locali, a parenti, a chi non riusciva più a seguirle. Sono state riprese, ripiantate, rimesse in ordine con una pazienza che somiglia più alla devozione che al lavoro agricolo.

La vigna più simbolica è quella nella conca di Piole, un quarto di ettaro che era del nonno di Andrea, acquistato da Marco anni fa. Terrazzamenti stretti, pergole fitte, Nebbiolo che cresce come può, ma soprattutto come deve. Qui le vigne non si comprano facilmente: si attendono, si intercettano, si ereditano quasi per destino. E si ricompongono, una accanto all’altra, come un archivio sentimentale del territorio.

Ogni appezzamento è una resistenza. Anche quelli minuscoli, come il fazzoletto di cento metri quadrati ai piedi della conca, pergola pura, Nebbiolo puro, un’idea ostinata di viticoltura che prova a strappare alla montagna anche solo un quintale d’uva in più. E poi gli ultimi due vigneti, quasi urbani, lungo la strada che risale verso il paese, piccoli lembi di vite della famiglia di Andrea, sospesi tra Carema “storica” e Carema quotidiana.

Piole non è un’azienda agricola nel senso ordinario del termine. È una forma di restituzione. Un modo per dire che anche mezzo ettaro, se ascoltato davvero, può contenere un intero paesaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

È un Carema che convince per equilibrio e chiarezza. Diretto, luminoso, profondamente coerente con il suo territorio. Un vino che non ha bisogno di spiegarsi troppo, si lascia bere e resta.