Se esiste un Friuli che respinge le mode passeggere e si rifugia nella purezza del suo passato vinicolo, quel Friuli ha il volto di Denis Montanar. Un contadino nel senso più vero e profondo del termine, un uomo che ha fatto dell'approccio naturale e biodinamico non una tendenza da inseguire, ma una filosofia di vita e di lavoro, una scelta imprescindibile che non ha mai ceduto alla superficialità delle correnti effimere.
Montanar è l’erede di una tradizione contadina radicata nel territorio, che si tramanda di generazione in generazione come una testimonianza di rispetto verso la terra e le sue leggi. Il nome stesso della sua azienda, scelto con cura, non è altro che il dialetto del borgo che ospita i suoi vigneti, a sottolineare l’intimo legame con il luogo che lo ha visto crescere e che continua a nutrirlo. Una scelta che racconta molto di più di una semplice identità territoriale, ma anche di un modo di fare vino che ha la forza di non svendersi alle logiche del mercato.
Denis Montanar gestisce con mano esperta un totale di 24 ettari, di cui 10 sono dedicati alla vigna e i restanti 14 alla coltivazione di granaglie e seminativi. Tutto questo avviene secondo un principio di totale naturalità, senza compromessi e senza l’uso di interventi forzati. Ogni passo, dalla cura del suolo alla raccolta delle uve, è improntato alla massima attenzione verso l’ambiente e alla volontà di rispettare un ritmo naturale che non può essere accelerato né manipolato.
I vini che nascono dalla terra di Montanar sono, per antonomasia, il risultato di un’interazione profonda con il territorio, e sono figli di un processo che si svolge in totale sintonia con l’ambiente circostante. La loro essenza è concreta e autentica: vini rigidi, austeri, essenziali, che parlano una lingua diretta, senza fronzoli, e che riescono a fondere in un equilibrio perfetto il carattere antico e la freschezza del contemporaneo. Un esempio emblematico di questa filosofia è il Borc Sandrigo, il cui nome già richiama la profondità e la purezza del suo stile. Questo vino, realizzato con uve di Tocai Friulano, è l’esempio perfetto della grande potenzialità di questo vitigno quando, insieme alla mano esperta del vignaiolo e alla forza del territorio, riesce a dare vita a un vino pulito, dai profumi netti e dalla grande tensione che si snoda in un sorso persistente e continuo. La sua autenticità è la migliore prova che la tradizione non è un anacronismo, ma una risorsa senza tempo.
Anche il Uis Neris, blend di Merlot e Refosco, è un piccolo miracolo di equilibrio, dove la naturalezza si unisce alla forza espressiva di due vitigni che, trattati con rispetto e attenzione, danno vita a un vino dritto, diretto, ma di grande eleganza e finezza.
A impreziosire la qualità del lavoro di Montanar c’è un’attenzione maniacale ai dettagli, che non si limita alla cura della vigna e alla vinificazione, ma si estende anche alla "confezione". Le etichette, infatti, non solo raccontano i metodi di produzione e gli ingredienti, ma sono anche una dichiarazione di serietà e trasparenza nei confronti del consumatore. Un ulteriore segno distintivo dell’approccio di Montanar è la pratica di sostituire la tradizionale capsula con cera d’api, un gesto che oltre ad essere simbolo di rispetto per l’ambiente, è anche un esempio di economia circolare, visto che la cera viene barattata con gli apicoltori locali. Un gesto che sa di tradizione antica, ma che al tempo stesso, grazie alla sua sostenibilità, si proietta nel futuro.
In tutto questo, Denis Montanar è la voce di una viticoltura che non si fa condizionare dalle mode, ma che, invece, rappresenta un anello di continuità con un mondo che sembra sempre più lontano e che, forse, è proprio quello che possiamo definire il futuro del vino. Un futuro che sa di antichi saperi, di mani che lavorano la terra con amore e di bottiglie che raccontano storie vere, senza artifici e senza maschere.