Nikolas Juretic


Cormòns/Krmin

Collio/Brda

Italia

 

Le colline del Collio non si impongono. Si muovono piano, appena oltre Cormons, verso quel confine che con la Slovenia non divide davvero nulla. Qui i boschi entrano tra le vigne senza chiedere permesso e restano vicini ai filari, accompagnandoli.

Il paesaggio non è ordinato per essere fotografato: è vivo, stratificato, a tratti selvatico.

Le vigne della famiglia Juretic si distribuiscono tra Montona, Pradis, Bosc di Sot e San Floriano del Collio. Poco più di quattro ettari, frammentati in parcelle diverse, ciascuna con il proprio passo. A Montona la collina guarda a Nord Est, verso la luce del monte Quarin. Altrove il ritmo cambia, ma non cambia la sostanza.

Qui domina la ponca. Marna e arenaria che si sfaldano tra le dita, ricche di calcare, friabili solo in apparenza. Un terreno che drena in fretta e costringe le radici a cercare profondità. Non concede scorciatoie. Le viti devono scendere, adattarsi, resistere.

Molte hanno più di cinquant’anni. Alcune superano il secolo. Non sono piante celebrate, ma organismi che hanno attraversato stagioni, mani diverse, errori e ritorni.

Il clima lavora in silenzio. L’Adriatico porta aria mite, le Alpi Giulie rispondono con correnti fredde. Le escursioni termiche segnano le giornate, l’estate asciuga, l’autunno prolunga la maturazione. I boschi che circondano le parcelle tengono viva la biodiversità e proteggono l’equilibrio del vigneto.

Nikolas cresce dentro questo paesaggio. Prima la famiglia, poi gli studi di pittura, poi la distanza.

Lavora in cantine dove tutto è preciso, regolato, già deciso. Impara molto, ma sente il limite di un vino troppo controllato.

Nel 2012 parte per l’Australia. Nella Mornington Peninsula trova un altro modo di stare in cantina: meno protocollo, più possibilità. Un luogo dove il vino non segue formule immutabili, ma resta aperto al dubbio.

Torna a Cormons nel 2013. Incontra Marco Simonit e inizia un percorso lungo dodici anni con Simonit & Sirch, viaggiando tra vigneti di molti paesi per insegnare la potatura e osservare da vicino cosa succede quando una vite viene accompagnata invece che forzata.

Nel 2018 decide di usare le uve di famiglia per qualcosa che porti il proprio nome. Affitta una piccola cantina nel centro storico di Cormons e comincia a vinificare. Accanto a lui ci sono la moglie Lelle e il padre Robert. Il progetto resta piccolo, volutamente.

In vigna il lavoro segue i principi dell’agricoltura biologica e guarda alla permacultura. Le piante crescono senza eccessi di controllo, l’erba non viene ripulita per sembrare ordinata, la biodiversità non è decorazione ma presenza concreta.

Friulano, Malvasia Istriana, Ribolla Gialla, Picolit, Schioppettino, Pinot Grigio e Merlot convivono nello stesso racconto.

Nikolas lavora spesso per uvaggio, raccogliendo insieme le varietà presenti nello stesso vigneto. Non per costruire uno stile, ma per rispettare l’identità della parcella.

Le vendemmie seguono il tempo delle uve, non il calendario. In cantina arrivano intere, con i raspi.

Le fermentazioni partono spontaneamente. Cemento e legno accompagnano il vino senza imporre direzioni. I tempi sono lunghi, i lieviti restano, le chiarifiche e le filtrazioni non trovano spazio.

La produzione si aggira intorno alle seimila bottiglie l’anno. Poche, abbastanza per restare vicini a ogni passaggio.

I vini di Nikolas Juretic non cercano compostezza. Tengono dentro la pietra friabile della ponca, il bosco che resta vicino ai filari, l’aria fredda che scende dalle montagne e quella più mite che sale dal mare.

Non lucidano il Collio, Lo lasciano parlare così com’è.

 

 

 

A breve racconteremo i vini di Nicolas sul nostro profilo instagram