Il Filo di Paglia

Marta e Michael


 

Società Agricola il Filo di Paglia

LOC. Nardelli 54

Castiglione del Lago, PG 06061 

Marta +39 333 6581142

Michae l+39 329 2033931

 

[email protected]

agricola_ilfilodipaglia

 

 

Nel 2012 Marta e Michael hanno intrecciato il loro destino con quello delle colline umbre che guardano la Toscana. Con loro un fratello e alcuni amici, e la scelta di un vecchio agriturismo del Cinquecento abbandonato, con trenta ettari di terra tra boschi, seminativi e lago. Lo hanno chiamato il Filo di Paglia, nome fragile e forte insieme, promessa di leggerezza e radicamento. Era il luogo ideale per sperimentare permacultura e autoproduzione.

Un anno dopo già camminavano tra olivi che il tempo aveva lasciato soli. Cominciò così il lavoro di recupero, appezzamenti dimenticati, spesso in posizioni scomode, segni di un paesaggio che lo spopolamento aveva consegnato all’abbandono. Oggi sono quasi duemila le piante che custodiscono, ognuna riportata alla vita come si fa con un frammento di memoria.

Gli oliveti si stendono tra Tuoro sul Trasimeno, Città della Pieve e Cortona. A 450 metri di altitudine il lago riflette il cielo e addolcisce i venti, mentre i boschi circondano i campi e proteggono gli alberi. Non sono semplice coltura, ma parte della scena stessa, come pievi di pietra, ciglioni e muretti a secco che da secoli disegnano queste colline.

Il primo oliveto recuperato, a Vernazzano Alto, conserva un paesaggio agricolo che racconta più di un libro. Le file seguono le curve di livello del terreno, onde e serpenti di olivi nella storica sistemazione a giro poggio, che già gli Etruschi usavano per coltivare insieme olivo, vite e farro. In mezzo agli olivi affiorano ancora vecchie viti a piede franco, sopravvissute all’abbandono. Una di queste, analizzata dall’università, è stata classificata come sconosciuta. Da qui è nato un progetto di recupero varietale, ulteriore testimonianza di quanto la biodiversità possa ancora sorprendere chi la osserva da vicino.

La loro agricoltura è discreta, mai invadente. Potature leggere a vaso policonico, terreni lasciati a inerbo per stimolare l’auto semina delle erbe spontanee, rifugio di piccoli animali e uccelli. Nessun trattamento, neppure quelli consentiti dal biologico, solo qualche corroborante naturale per rafforzare la pianta. Un approccio agro-ecologico e rigenerativo che riduce al minimo gli input esterni e affida tutto alla vocazione dei luoghi.

Il filo che li lega all’olivicoltura nasce da un sentimento semplice, la bellezza del Trasimeno, il silenzio degli olivi abbandonati, il vuoto lasciato dal mancato ricambio generazionale. In quel silenzio hanno scelto di entrare, restituendo voce agli alberi. Così, anno dopo anno, hanno riacceso un paesaggio che rischiava di spegnersi.

Quando a fine settembre inizia la raccolta, le olive vengono colte a mano con agevolatori elettrici e deposte in piccole cassette. Entro un’ora sono già al frantoio di Cortona, luogo con centocinquant’anni di storia che oggi ospita un impianto Pieralisi di ultima generazione. Qui antico e moderno si incontrano e il tempo diventa sostanza, l’olio che ne nasce è memoria liquida di un paesaggio che resiste.