C’è chi sceglie la terra per eredità, chi per destino. E poi c’è chi la sceglie per amore. Valchyara nasce così, da una cotta vera per la Valchiusella.
Selvaggia, un po’ schiva, bellissima. Un angolo del Canavese che non ha bisogno di filtri. Boschi, corsi d’acqua, vigne che si arrampicano su muretti a secco come se sfidassero la gravità.
Nel 2017, una prima generazione di viticoltori ha deciso di cominciare proprio lì. Nessun podere da ereditare, nessun nome da difendere, solo il desiderio di costruire qualcosa di nuovo. La scelta è stata quella di recuperare vigne storiche, erbaluce e nebbiolo piantati sul fianco della valle già dalla fine dell’Ottocento.
Poi sono arrivati anche il riesling, la croatina, la freisa.
Non per moda, ma per rispetto del luogo e per voglia di sperimentare.
In vigna si lavora con criterio ma senza rigidità.
L’agricoltura è rigenerativa perché deve esserlo, non perché suona bene. Interventi minimi, presenza costante. C’è anche un lato apistico, perché un ecosistema sano inizia dalle api.
In cantina si fa ancora meno.
L’uva è protagonista assoluta e si cerca di accompagnarla senza disturbarla. Il vino nasce libero, diretto, mai pettinato. Parla del posto da cui viene, ma anche del carattere di chi lo fa. C’è un’idea precisa dietro ogni bottiglia, ma mai un filtro tra l’intenzione e il risultato.
Le etichette non passano inosservate. Ogni vino ha un pezzo d’anatomia stampato sopra. Non è un vezzo grafico, ma un richiamo personale. Costantino Hurjui, il vignaiolo, ha passato quindici anni in sala operatoria come ferrista. Organi, mani, tendini erano il suo quotidiano. Adesso quegli stessi elementi tornano sulla carta, come simboli di memoria e trasformazione.
Valchyara è una cantina piccola, e vuole rimanere tale. Ogni passaggio è seguito direttamente, dalla potatura alla commercializzazione. Nessuna delega, nessun compromesso. Il vino non vuole sedurre, ma raccontare.
Dietro tutto questo c’è una scelta netta.
Dopo gli studi in enologia, Costantino ha deciso che il suo sogno si sarebbe costruito nel Canavese, tra i pendii della Valchiusella. Un territorio non semplice, ma capace di bellezza autentica. Qui il vino è un mestiere quotidiano, faticoso e meraviglioso. Un mestiere che si fa con le mani, con la testa e con un certo coraggio di restare fedeli a sé stessi.