Carlo Tanganelli

Marco Tanganelli


 

Via Santa Lucia, 126, 52043

Castiglion Fiorentino AR

Giacomo: +39 320 782 0078

[email protected]

 

www.carlotanganelli.it

 

 

A Castiglion Fiorentino, nel cuore agricolo della Val di Chiana, la terra conserva ancora una memoria contadina che altrove è stata smarrita. Qui lavora la famiglia Tanganelli, vignaioli da più di un secolo. Non una storia costruita per il mercato, ma una continuità di mani, vendemmie e stagioni.

Il nome dell’azienda porta quello di Carlo Tanganelli, uomo che seppe intuire prima di molti altri che il destino del vino non stava nell’omologazione ma nella fedeltà alla terra. Fu tra i primi, in queste campagne, a difendere il Trebbiano Toscano quando sembrava destinato a sparire dalla Val di Chiana. Vecchi ceppi, alcuni oltre il secolo di vita, sopravvivono ancora oggi come custodi di una genealogia agricola rara.

Quei vigneti raccontano una Toscana meno addomesticata di quella da cartolina. Terra larga, vento che asciuga, colline che salgono verso la montagna. Il Trebbiano qui prende nerbo e profondità, soprattutto nella vecchia vigna di Stradella: esposizione a nord, maturazioni lente, bianchi tesi, scavati, attraversati da una verticalità quasi austera.

Accanto a lui il Sangiovese della vigna di Mammi, zona pedemontana dove l’altitudine e la luce sottile restituiscono vini nervosi e profondi. Hanno un passo elegante, con quella finezza selvatica che appartiene ai luoghi ancora vivi. Il Merlot di Todiolo, invece, porta materia e colore, senza mai perdere equilibrio.

Oggi a custodire questo patrimonio è Marco Tanganelli. Aveva scelto una strada lontana dalla campagna, poi la terra lo ha richiamato. È tornato a casa e ha ripreso il filo della storia familiare, con rispetto e ostinazione contadina. Dal 2002 il lavoro ha preso una direzione ancora più netta: agricoltura biologica, nessuna chimica di sintesi, vigna osservata e ascoltata prima ancora che gestita.

In cantina il gesto resta essenziale. Fermentazioni con lieviti indigeni, macerazioni lunghe — soprattutto per il Trebbiano — e pochissimi interventi. Niente scorciatoie tecniche, niente artifici correttivi. Il vino nasce come nasceva una volta: lento, libero, talvolta irregolare ma vivo. È un modo di fare vino che non cerca consenso facile. Piuttosto cerca verità.

E in queste bottiglie la verità della Val di Chiana si sente: terra, vento, tempo. Oggi, mentre una nuova generazione della famiglia si affaccia in azienda, la direzione resta la stessa. Difendere l’identità di queste vigne e produrre vini giusti, liberi dall’addomesticamento dell’industria.Perché il vino, quando è davvero contadino, non appartiene al mercato.

Appartiene alla terra e a chi ha il coraggio di restarle fedele. 

 

 

 

 

 

 

 

La bocca è tesa, nervosa, con una trama quasi tannica che dà passo e profondità. Finale lungo, salino, ostinato.