Località Macciano, 19A
06030 Giano dell’Umbria (PG)
Tel.335.5959500
La famiglia Pompilj vive da secoli a Villa Macciano, piccolo borgo nel cuore dei Colli Martani. Le case in pietra, i muretti a secco e i vicoli stretti raccontano un’Umbria che resiste al tempo, con i suoi silenzi densi e le sue albe fatte di luce radente e vento leggero. In questo scenario antico, l’ulivo è sempre stato presenza quotidiana, radice e simbolo insieme.
A Macciano sorge un gigante che domina il paesaggio e la memoria, l’olivo millenario. Tronco possente, rami che si allungano come braccia tese a proteggere, radici che sembrano più legate al racconto degli uomini che al terreno. Da cinquecento anni accompagna la famiglia Pompilj, spettatore silenzioso di generazioni, di stagioni, di raccolti. È un albero che guarda indietro e avanti nello stesso istante, come il dio Giano, ricorda ciò che è stato e offre speranza per ciò che sarà.
Attorno a lui si dispongono gli ulivi più giovani, quasi fossero i suoi figli. San Felice, Moraiolo, Frantoio, Leccino, ogni varietà porta una sfumatura diversa, un accento che arricchisce la lingua della terra. Il Moraiolo dà vigore, il Frantoio finezza, il Leccino equilibrio, il San Felice memoria locale. Insieme compongono un coro che interpreta con sincerità l’anima dei Colli Martani, restituita nei frutti e nei gesti quotidiani.
La raccolta delle olive non è mai stata solo lavoro. È un rito. Si compie a mano, con lentezza, seguendo gesti tramandati di padre in figlio, di madre in figlia. Le reti stese tra i filari non sono semplici strumenti, ma tele che raccolgono storie. Ogni oliva scivolata dentro porta con sé frammenti di fatica, pazienza e fiducia. È il momento in cui il borgo sembra respirare all’unisono, tra mani che si muovono rapide e voci che si intrecciano.
I Pompilj hanno deciso di custodire questo patrimonio senza snaturarlo. Non hanno inseguito scorciatoie né piegato il lavoro alla logica del profitto. Hanno scelto invece la via più complessa, quella che tiene insieme memoria e presente. Rispetto dell’acqua, della terra, dei cicli naturali che non conoscono fretta ma insegnano equilibrio: così l’agricoltura diventa cultura, pratica che non si limita a produrre ma che testimonia un modo di vivere.
Accanto agli ulivi e alla produzione di olio extravergine, la famiglia porta avanti altre colture che parlano la stessa lingua antica, Lenticchie, Lenticchie Nere, Cece, Cece Nero, Fagiolina, Farro, Orzo e Grano Saraceno. Sono semi e grani che appartengono da sempre alla tradizione agricola umbra e che, insieme a Vite e Olivo, compongono un mosaico vitale. Non si tratta solo di diversificazione, ma di custodire un paesaggio alimentare completo, che nutre e che educa, mantenendo vivo il legame con la corretta alimentazione.
Queste coltivazioni raccontano la profondità di un rapporto con la terra che non si è mai interrotto. Ogni semina, ogni mietitura, ogni trebbiatura segue lo stesso ritmo che scandiva la vita dei nonni e dei bisnonni. Così il campo diventa specchio di un equilibrio antico: la vite che porta il vino, l’olivo che dà l’olio, i cereali che nutrono, i legumi che sostengono. Tutto torna a comporre un orizzonte agricolo che è anche un orizzonte culturale.
E qui la famiglia Pompilj merita riconoscimento. Aver trasformato una lunga eredità in un impegno contemporaneo non è cosa comune. Pochi riescono a intrecciare tradizione e sostenibilità con la stessa naturalezza, senza retorica. Il loro lavoro restituisce dignità a un paesaggio spesso dimenticato, rendendolo bene comune. Non solo olio, non solo legumi o cereali, ma identità, racconto, memoria viva che si fa nutrimento.
Parlare dei Pompilj significa parlare di un legame raro tra luogo e persone. Un legame che non alza mai la voce, perché trova forza nella coerenza dei gesti, nella semplicità delle scelte, nella capacità di lasciare che sia la terra, ancora una volta, a dire l’ultima parola.