Cantine Pallotta

Leonardo Pallotta


 

Via Cesare Balbo, 14

71016 - San Severo (FG)

Tel.0882.332712

[email protected]

 

https://www.cantinepallotta.com/wp/

 

In una terra che molti attraversano senza fermarsi, spesso diretti altrove, Leonardo Pallotta ha scelto di restare. Non per inerzia, ma per una volontà precisa, quasi ostinata. Architetto di mestiere, agricoltore per destino, ha deciso di coltivare la memoria dei genitori trasformando i campi ereditati in un progetto agricolo autentico, lento e radicato. Non c’è calcolo in questa scelta, ma un senso di appartenenza che non si spiega a parole, si vive.

La sua storia comincia nel 2000, quasi per caso. C’era il rischio concreto di perdere il diritto all’impianto e così, per tutelarlo, mise a dimora il primo vigneto. Un gesto prudente in apparenza, ma già intriso di significato: come aprire una porta e non sapere ancora cosa c’è dietro, ma sentire che quella soglia va varcata. I vitigni scelti non furono frutto di mode né di suggerimenti commerciali: Uva di Troia, Montepulciano, Negroamaro tra le rosse; Bombino, Malvasia e Moscato tra le bianche. Erano le uve che parlavano la lingua della Daunia, quelle che avevano sempre respirato la sua stessa aria. All’inizio vinificava solo per sé e per la famiglia, con cura artigiana e curiosità quasi da esploratore, assaggiando e imparando, anno dopo anno.

Cinque anni più tardi, decise che non poteva restare a metà strada. Convertì il vecchio tendone in filari a spalliera, cambiando radicalmente il modo di coltivare, e puntò con convinzione sull’Uva di Troia. Da quel momento il vino non era più un esercizio privato, ma un’espressione diretta del paesaggio: argilla, vento, sole e memoria fusi in un bicchiere.

Il 2012 segnò il punto di svolta. La crisi dell’edilizia rallentava la sua professione di architetto e la vigna, silenziosa ma insistente, cominciava a chiedere più spazio. Con il supporto dell’enologo Cristoforo Pastore nacque la Cantina Leonardo Pallotta. Il primo vino, un Nero di Troia in purezza, portò il nome della moglie: Donna Clelia. Non era solo un’etichetta ma un omaggio, un atto di gratitudine verso chi lo aveva sostenuto e verso una DOC, quella di San Severo, tra le più antiche d’Italia, che meritava nuova voce.

Poi arrivò la linea I Tre Volti — rosso, rosato e bianco — ciascuno un piccolo racconto del territorio. Tre vitigni per ogni vino, tre anime della Daunia: la forza ampia e generosa del Tavoliere, la luce tersa del mare, la freschezza delle brezze che scendono dai Monti Dauni e dalle Isole Tremiti. Montepulciano, Negroamaro e Uva di Troia per il rosso e il rosato; Bombino, Malvasia e Moscato per il bianco e per un passito raro.

Il passito, Goneis, prende il nome da una parola greca che significa genitori. È il vino più intimo, un ringraziamento silenzioso a chi gli ha trasmesso la bellezza di questa terra, affidandogli il compito di custodirla senza tradirla.

Nel 2015, incoraggiato dai primi riconoscimenti, mise a dimora un nuovo piccolo vigneto. Oggi la sua produzione si aggira intorno alle settemila bottiglie l’anno. Sessanta per cento Donna Clelia, in versione rosso e rosato, il resto suddiviso tra I Tre Volti e Goneis.

Ogni vigna è seguita con attenzione quasi maniacale. Mai più di due chili d’uva per pianta. Trattamenti ridotti all’osso, solo rame e zolfo. Fermentazioni spontanee, nessuna filtrazione, pochissimi solfiti. In cantina il tempo è un alleato, mai un nemico: barrique di secondo passaggio per i rossi e il passito, acciaio e bottiglia per il rosato e il bianco. Nessuna rincorsa alla velocità, solo rispetto dei cicli naturali.

Per Leonardo, fare vino non è un mestiere da raccontare in termini produttivi o numerici. È un atto di responsabilità verso la Daunia. Significa ridarle dignità, raccontarla senza clamori ma con la forza di ciò che è vero. Ogni bottiglia è un frammento di paesaggio, ogni sorso è una restituzione di memoria.

I suoi sono vini che non alzano la voce ma restano impressi, come certe frasi sussurrate che ritornano alla mente giorni dopo. Ogni grappolo è una promessa fatta alla terra. Ogni bottiglia, una forma di resistenza gentile.

 

#officinaenoica🍾