Via Sala 25
82030 Cautano BN
+39 3926107455
Terre Caudium vive a Cautano, nel Sannio beneventano, ai piedi del Monte Taburno. Qui il monte non fa da sfondo, pesa, governa, decide. Il Taburno è presenza fisica e morale, montagna vera che incute rispetto e insieme protegge. Barriera naturale e galleria del vento, regola i respiri della vigna, impone escursioni termiche nette, tiene l’uva desta, integra, non accomodante.
È lui a dettare il passo.
Questa è terra contadina, antica, senza indulgenze. La famiglia Caporaso la lavora da oltre un secolo. All’inizio del Novecento Pasquale, il bisnonno, pianta i primi filari quando il vino era necessità e fatica, non narrazione. Poi Carmine, poi Pasquale, generazioni che non hanno mai tradito il luogo, affinando il gesto senza cambiarne il senso. Qui la continuità è una scelta.
Nel 2007 quel sapere chiede forma, non per ambizione, ma per coerenza.
Carmine, insieme alla famiglia, porta in bottiglia i vini del territorio e nasce Terre Caudium. Non un’operazione, ma un atto dovuto. Oggi il vignaiolo è Ruben Caporaso, uomo di vigna prima che di cantina, contadino nel senso più alto.
Cammina i filari, ascolta le stagioni, misura le decisioni, non forza, non addomestica, conduce.
Il suo lavoro è fatto di attenzione ostinata, di rispetto per la terra e per il tempo, di scelte che guardano più al cielo che al mercato.
Alle pendici del Taburno trovano casa vitigni con cittadinanza naturale: Coda di Volpe e Falanghina, schiette, salde, terrestri.
E poi l’Aglianico, austero e profondo, principe severo, scavato, mai conciliatorio. Uve che portano nella buccia il vento, la pietra, le notti fredde, e che nel vino restituiscono freschezza, nerbo, sostanza.
Terre Caudium è l’importanza dei gesti. È collaborazione tra generazioni, mani che si riconoscono, natura accompagnata senza mediazioni. Una cantina che sceglie di stare dalla parte della terra e della verità. Vini vivi, integri, giusti. Ribelli perché fedeli.
Rubino vivo, inquieto.
Il naso è immediato e scuro: prugna, mora giovane, radice, erbe amare e pietra scaldata. Un profilo ruvido, senza mediazioni.
In bocca è nervo e materia. Il tannino graffia, la polpa sostiene, la trama resta compatta. Il sorso avanza rapido e lascia una sensazione asciutta, quasi selvatica.
Non cerca accomodamenti, Rudis spinge, e si fa sentire