Giulio Moriondo è una figura che incarna un perfetto connubio tra il sapere scientifico e una passione viscerale per il territorio valdostano, con un fascino che richiama alla mente quello degli attori francesi un po’ maledetti, quei personaggi che sembrano portare con sé un’aura di mistero e di saggezza che va oltre la semplice razionalità. Come ampelografo, ovvero come esperto biologo specializzato in enologia, Moriondo è uno degli scienziati più rinomati nel suo campo, ma la sua passione per la viticoltura va ben oltre il semplice approccio accademico. È uno dei pochi che ha saputo combinare la conoscenza profonda dei vitigni valdostani con un desiderio insaziabile di scoperta, riuscendo a portare alla luce aspetti dimenticati o trascurati della tradizione vinicola della sua terra.
Le sue 2.500 bottiglie non sono semplicemente un prodotto commerciale, ma piuttosto il frutto di anni di esperimentazione, ricerca e dedizione. Moriondo ha dedicato la sua carriera a riscoprire e valorizzare varietà autoctone come il Petit Rouge, portandolo a nuove vette con tecniche di vinificazione innovative, come la versione appassita che Gatta descriveva nell’Ottocento. Ma non è solo un ricercatore: Moriondo è anche un custode di un patrimonio vitivinicolo che rischiava di andare perso. La sua scoperta del Petit Rouge a bacca bianca, un vitigno che si pensava ormai estinto dai vigneti valdostani, è una testimonianza della sua profonda connessione con la terra e della sua volontà di preservarne la memoria.
Visitare la sua microcantina è più che un semplice tour enologico; è un’esperienza immersiva, un incontro con una persona che vive e respira la sua passione per il vino e per il territorio. Ascoltarlo parlare non è mai un'esperienza passiva: ogni parola è carica di curiosità, di scoperte e di storie che solo un uomo come lui, che ha dedicato tutta la sua vita allo studio e alla cura della vigna, può raccontare con una tale intensità. Eppure, ciò che rende ancora più affascinante la sua figura è il fatto che, pur essendo uno scienziato, la sua passione per il vino è intrinsecamente legata a una forza emotiva, quasi sanguigna. Non si nasconde dietro la formalità della scienza, ma trasmette con ogni parola la sua energia, la sua viscerale connessione con la terra e con il suo lavoro.
I suoi vini, piccoli gioielli dell’enologia valdostana, sono una riflessione della sua anima e della sua visione della viticoltura. Non sono solo espressioni di un territorio, ma vere e proprie narrazioni liquide che raccontano storie di recupero e innovazione, di passione e ricerca. Moriondo è uno di quei pochi produttori che non si può ignorare se si desidera veramente comprendere l’essenza della viticoltura in Valle d’Aosta, poiché ogni bottiglia è una finestra aperta sul passato, sul presente e sul futuro di questa piccola ma affascinante regione vinicola.
In un certo senso, incontrare Moriondo e assaporare i suoi vini è come fare un viaggio nel cuore della Valle d'Aosta, esplorando le sue tradizioni vitivinicole attraverso gli occhi di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita a scoprirne i segreti. È un passo obbligato per chiunque voglia comprendere appieno la ricchezza e la varietà di un territorio che ha saputo coniugare scienza e passione in modo unico, creando un’eredità vitivinicola che va ben oltre il semplice concetto di vino come prodotto da consumare, ma diventa simbolo di una cultura, di una storia e di un amore per la terra che non conosce confini.