Podere Pian di Meta Vecchia

Elena Dainese e Andrea Varisco


 

Località di Meta Vecchia 31

53023 CASTIGLION D’ORCIA (SIENA)     

Tel. +393474978027      

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http://www.agriturismopiandimetavecchia.com/

 

C’è un momento, lungo la strada che sale verso Castiglione d’Orcia, in cui il paesaggio cambia respiro. Il borgo resta alle spalle, e una deviazione sulla destra, quasi timida, invita a lasciare l’asfalto per la polvere. È lì che comincia un altro tempo.

Lo sterrato si allunga tra curve lente e silenzi pieni, segnato da indicazioni discrete ma fedeli. Non c’è fretta, e non serve averne. La strada chiede attenzione, ma restituisce sguardo: la macchia mediterranea si apre, il vento muove le foglie basse, qualche animale attraversa, rapido, come un pensiero.

Dopo quei minuti sospesi — venti, forse — si arriva a Pian di Meta Vecchia, nel cuore della Val d’Orcia, terra che dal 2004 porta il sigillo dell’UNESCO. Ma qui i riconoscimenti contano poco: è la quiete a parlare, è la distanza dal rumore a fare la differenza.

Pian di Meta è luogo appartato, scelto e custodito. Sette chilometri di strada bianca lo proteggono, come una soglia necessaria per lasciare indietro il superfluo. Chi arriva fin qui lo fa per ascoltare: il fiume che scorre, il passo nei sentieri, il bosco che respira.

Elena Dainese e Andrea Varisco sono arrivati così, lasciandosi alle spalle Venezia e una vita fatta di ristorazione, servizio, città. Non una fuga, ma una scelta. Una presa di posizione, quasi etica: tornare alla terra, impararne i gesti, accettarne i tempi.

È stata la Toscana, sì. Ma soprattutto è stato questo luogo. Il silenzio, il vento, una forma di energia che non si spiega ma si riconosce subito, come certe verità semplici.

Nel 2009 hanno piantato la loro vigna. Poco meno di mezzo ettaro, ma pensato con densità e intenzione: Sangiovese grosso allevato ad alberello, quasi a voler stringere il rapporto tra pianta e suolo. Un impianto fitto, esigente, nato anche grazie all’incontro con vignaioli come Franco Terpin e Alex Klinec, e guidato dalla visione agronomica di Remigio Bordini.

Dal 2019 fanno parte di VinNatur, condividendone il rigore e la responsabilità. In vigna non si forza: niente irrigazione, niente diserbo, nessuna concimazione. Solo paglia, ogni inverno, a proteggere e nutrire il suolo. Un gesto antico, ripetuto con rispetto.

La vendemmia è fatta a mano, seguendo quando possibile i ritmi del calendario biodinamico. In cantina si prosegue senza scorciatoie: fermentazioni spontanee, nessun controllo artificiale della temperatura, solforosa ridotta all’essenziale. Il tempo della macerazione cambia con l’annata, come è giusto che sia.

Poi il torchio, manuale. E infine il riposo: grandi botti di rovere, almeno due anni, senza fretta.

Le bottiglie sono poche — tra le 2500 e le 3500 ogni anno — ma non è questione di numeri. È una misura, piuttosto. Una scelta coerente con il luogo, con la vita che hanno deciso di abitare.

A Pian di Meta Vecchia non si arriva per caso. E quando si arriva, qualcosa si ferma. O forse, finalmente, comincia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C’è un lato più luminoso, a Pian di Meta Vecchia. Una luce che non arriva dall’alto, ma da dentro le cose.

E in questa verità c’è una forma di bellezza che non ha bisogno di spiegazioni.