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La Venta – Paolo e il vento dei Lessini
Ci sono uomini che non scelgono la terra, ma si lasciano scegliere. Paolo è uno di questi. Nato sui monti Lessini, con il vento che porta via le nuvole e le parole inutili, ha imparato presto che il suolo non è solo materia: è memoria, resistenza, possibilità.
I monti che l’hanno visto crescere sono un intreccio di selce, basalto, calcare e testardaggine. E forse è proprio la geologia, più della geografia, ad averlo formato: quella durezza porosa del calcare, che s’incrina sotto i piedi ma non cede mai del tutto, ha lasciato un segno profondo. Quando Paolo scende in Valpolicella, non porta con sé un progetto commerciale: porta un’intenzione agricola, un’urgenza poetica.
Nel 2019 fonda La Venta, dal nome del vento lessinico che soffia dove vuole e annuncia cambiamenti. Non è un’azienda nel senso consueto, ma un atto di coerenza: tra ciò che si sente giusto e ciò che si fa. Inizia con poca terra, ma una visione nitida. Coltiva solo uve autoctone — Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara — come a dire che il vino non si inventa, si scopre.
La vigna è il suo luogo di ascolto. Nessun prodotto di sintesi, solo rame, zolfo, lavoro manuale e uno sguardo lungo. La potatura verde, la defogliazione, il diradamento sono pratiche antiche che tornano a vivere non per nostalgia, ma per rispetto. Ogni grappolo è un patto tra l’annata e l’uomo che l’accompagna.
In cantina, la stessa fedeltà alla materia: nessuna chiarifica, nessuna filtrazione, solfiti al minimo. I vini che ne nascono non cercano l’applauso, ma la verità. Non sono levigati, sono vivi: cambiano nel tempo, respirano, si sporcano le mani come chi li ha fatti nascere. Hanno dentro la voce della terra, il silenzio del lavoro, la trasparenza del gesto.
Sono vini artigianali, certo. Ma più ancora sono vini liberi. Rivoluzionari perché tradizionali. Non inseguono mode né codici di mercato: si lasciano condurre solo da una sensibilità agricola, da un'etica che ha il profumo dell'uva e la sostanza del tempo.
La Venta è questo: un vento che viene da nord-est, e passa tra le vigne lasciando una domanda aperta. Quanto di noi siamo disposti a mettere in ciò che facciamo?