Torre degli Alberi

Camillo & Filippo Dal Verme


 

Camillo e Filippo Dal Verme

Torre Degli Alberi

27040 Ruino (Pv)

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torredeglialberi.it

 

Torre degli Alberi non è solo un luogo, è una presenza silenziosa e potente che attraversa i secoli con l’andare dei venti e dei cambiamenti. La torre trecentesca che domina il borgo, nella sua maestosità discreta, è la testimone di secoli di storie, di conquiste e di sfide, ma anche di resistenza e di rinascita. La sua pietra, che ha visto il passaggio dei Dal Verme, nobile famiglia di origine veronese, ha portato con sé il peso della storia, diventando non solo un luogo fisico ma un simbolo di una continuità che non si spezza mai, nemmeno nei momenti più difficili. I Dal Verme, giunti nel XIV secolo come fedeli servitori dei Visconti, hanno trovato qui non solo un feudo, ma una terra che li avrebbe nutriti e li avrebbe accolti, come un abbraccio che resiste alle tempeste del tempo.

Nel cuore dell’Oltrepò Pavese, il feudo che i Dal Verme ricevettero dai Visconti si estendeva da Voghera a Bobbio, attraversando la Val Tidone, un territorio ricco di storia e di promesse, dove la natura sa essere generosa e al contempo dura, come una madre che richiede impegno e sacrificio in cambio dei suoi frutti. Se la torre era un presidio di avvistamento, simbolo di potere e controllo, le terre circostanti erano il fondamento di una vita di fatica e impegno quotidiano. Per secoli, la mezzadria ha governato il modo di lavorare la terra, con la coltivazione di cereali, foraggi e, naturalmente, viti, che hanno dato vita ai primi vini che accompagnavano le cene della famiglia Dal Verme e degli abitanti di questi luoghi.

Con l’arrivo di Luchino, però, il destino di Torre degli Alberi cambiò. Uscito dalla tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale e arricchito dalla Resistenza partigiana, Luchino decise di infondere nuova linfa vitale nell’azienda di famiglia, integrando l’agricoltura con l’allevamento zootecnico. Se la guerra aveva scosso le fondamenta della vita di molti, per lui divenne l’occasione di ricostruire, innovare, ma sempre con rispetto per la terra e le sue tradizioni. Non fu solo un lavoro di innovazione, ma una riscoperta delle radici, un ritorno alla terra che l’ha sempre nutrita, ma con l’apporto di tecniche moderne che sapevano guardare al futuro. Fu un passo che segnò il cammino dell’azienda: un cammino che parlava di cura e passione, di dedizione, e che trovava nella natura il suo faro. La zootecnia d’avanguardia che Luchino introdusse, nell’allevamento avicolo e poi bovino, si distinse per l’attenzione alla qualità e al benessere degli animali, una filosofia che ancora oggi permea l’anima della famiglia Dal Verme.

Ora, sotto la guida di Camillo e Filippo, Torre degli Alberi si sta trasformando ancora. Non si tratta solo di un’azienda, ma di un luogo dove la passione per la terra, per la natura e per il buon lavoro si fondono in una visione che è al contempo radicata nel passato e proiettata verso il futuro. Con l’integrazione della coltivazione della vite, il borgo ha trovato una nuova vita. Ogni vigna che si staglia contro il cielo dell’Oltrepò Pavese non è solo un atto di imprenditorialità, ma una dichiarazione d’amore per il territorio, un tributo al suolo che da sempre ha dato da mangiare e da bere, ma che ora, attraverso il vino, si fa poesia.

Camillo e Filippo, con la loro passione e la loro visione, stanno restituendo alla Torre degli Alberi una parte del suo antico splendore, ma con una sensibilità moderna. Non è più solo un’agricoltura che produce beni, ma una viticoltura che produce storie, emozioni, e soprattutto, vini che sono il frutto di un impegno che ha radici profonde. Ogni bottiglia che esce da queste cantine è un racconto che nasce dalla terra, dalla mano dell’uomo che la lavora e dalla cura con cui ogni grappolo viene selezionato, raccolto e trasformato in vino.

Il vino di Torre degli Alberi non è solo un prodotto, è un’esperienza. Un viaggio sensoriale che ci riporta a quei tempi lontani, quando la vita era scandita dai cicli della natura, dalla fatica della vigna e dalla gioia dei suoi frutti. Un vino che parla la lingua della tradizione, ma che si fa portavoce di una nuova visione, che crede nel rispetto della terra e nell’autenticità. Luigi Veronelli, che tanto ha amato e celebrato il vino come strumento di cultura e identità, avrebbe trovato in questo vino la purezza di un lavoro che sa di sacrificio e di passione, un lavoro che non fa compromessi e che rispetta la natura come unica via per ottenere il meglio.

Ogni bottiglia di Torre degli Alberi è una testimonianza del legame che l’uomo ha con la terra, un legame che non si spezza mai, ma che continua a dare frutti nel tempo. Un vino che racconta storie, che racconta di uomini che hanno scelto di camminare controcorrente, rispettando le radici, ma guardando sempre al futuro.