Punta dell'Ufala🍷


Vulcano, C.da Gelso

Lipari (ME)

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Dolce è il sorriso di Paola, dolce come la sua Malvasia, e gli occhi sono azzurri come il cielo sconfinato delle Eolie, e i capelli rossi come il fuoco del Vulcano. Donna di sfide e di passione, Paola ha dedicato la sua vita a una terra che sembrava dimenticata dal mondo, ma che lei ha saputo ridare vita e speranza. Con il cuore colmo di determinazione, ha recuperato otto ettari di sabbia nella vallata del Gelso, alla punta dell’Ufala, un angolo di terra che guarda in faccia la Sicilia, contendendola ai conigli, ai grilli talpa e ai canneti che la ricoprivano. Non si è fermata di fronte alla fatica, ma ha dissodato, piantato, scavato e livellato ogni metro quadrato.

Oggi, cinque ettari di vigne raccontano la sua storia di amore e riscatto. Una storia che parla di pazienza e passione, di un'isola che ha conosciuto decenni di abbandono, emigrazione e sacrifici, ma che Paola ha trasformato in una vera e propria oasi vitivinicola. La fatica non spaventa, anzi la conosce bene. Paola ha scelto di lavorare la sua terra senza alcun intervento di irrigazione, nemmeno di soccorso, per rispettare la natura e i ritmi della terra. Ogni grappolo viene raccolto a mano, con la cura e l’attenzione che solo l’amore per la propria terra sa dare. La produzione è limitata, solo 25 quintali per ettaro, ben al di sotto del disciplinare, ma questo fa sì che ogni bottiglia sia un tesoro prezioso.

L’appassimento delle uve avviene sui graticci nel cortile di casa, un metodo tradizionale che racchiude in sé la memoria di generazioni passate. Poi, il trasporto delle uve a Malfa, sull’isola di Salina, dove avviene la vinificazione. E così, ogni anno, nasce una Malvasia che è oro liquido che splende nel bicchiere. Un vino che racconta una storia di fatica, di passione, ma anche di gioia, di un legame indissolubile con la terra che lo ha generato.

Al naso, il suo profumo è avvolgente, con sentori di arancia candita e miele caldo, di cannella e mandorle tostate, che si intrecciano a un fondo minerale lievemente salmastro. Un bouquet che richiama la freschezza delle brezze marine e il calore del sole siciliano. Al palato, la Malvasia ti regala la dolcezza delle mattine di giugno, quando l'aria è fresca e la luce del giorno inizia a rischiarare l’isola. Ogni sorso è una carezza che avvolge i sensi, lasciando un retrogusto persistente che è un invito a un altro sorso, a un altro momento di pura bellezza.

Questa Malvasia è l’espressione perfetta della terra e del lavoro che Paola ha dedicato, una testimonianza della sua determinazione e del suo amore per un'isola che, finalmente, ha trovato la sua voce. Ogni bottiglia che nasce da queste vigne racconta una storia di riscatto, di sacrificio, ma soprattutto di speranza.

Leonardo Sciascia, con la sua visione unica e profonda della Sicilia, scriveva: "La Sicilia è una terra che si ama e si odia, una terra che ti incanta e ti distrugge, che ti fa sentire parte di qualcosa di grande, e ti getta via come se nulla fosse". La storia di Paola e della sua Malvasia si inserisce perfettamente in questo contesto: è una storia di lotta e di amore per una terra che ha sempre avuto una bellezza selvaggia e inaccessibile. Ma, come racconta Sciascia, è anche una terra di riscatto, dove ogni passo fatto nella direzione giusta porta con sé la possibilità di rivelare qualcosa di profondo, di segreto, di unico.

Come un libro di Sciascia, la Malvasia di Paola è un racconto che parla di identità, di radici, di memoria. Una memoria che non si arrende, che non dimentica le cicatrici lasciate dal tempo, ma che invece le trasforma in qualcosa di prezioso e incommensurabile. La sua Malvasia non è solo un vino, è una narrazione di una Sicilia che cambia, che si riscopre e che, pur nella sua durezza, continua a incantare chi ha la fortuna di ascoltarla.

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