Nel cuore montano della Sardegna, tra le colline del Mandrolisai, Sorgono custodisce una viticoltura antica, fatta di fatica, silenzi e stagioni che scorrono lente. È qui che prende forma Viticola Mereu, nel luogo dove la vite non è mai stata una scelta commerciale ma un gesto tramandato, quasi un destino familiare.
La famiglia Mereu lavora questa terra da generazioni. Il vino è sempre stato parte della vita quotidiana, ma solo con la vendemmia del 2015 nasce la prima annata imbottigliata. Non un inizio, piuttosto la naturale conseguenza di una storia agricola che affonda molto più in profondità nel tempo.
Le vigne si trovano tra i 450 e i 700 metri di altitudine, su suoli di disfacimento granitico che obbligano la vite a cercare profondità e carattere. Qui la pianta cresce come ha sempre fatto nel Mediterraneo, ad alberello basso, quasi raccolta su se stessa per resistere al vento, alla siccità e alla durezza della montagna sarda.
Nei filari vivono le uve storiche del Mandrolisai. Monica, Muristeddu e Cannonau raccontano la struttura e l’anima di questo territorio. Accanto a loro sopravvivono piccole presenze di Girò, Moscato, Pascale e Lacconargiu, varietà che portano con sé memorie contadine e frammenti di biodiversità. Alcune parcelle sperimentali ospitano anche vitigni come Nebbiolo tardivo, Dolcetto e Chardonnay, quasi a dialogare con altre storie del vino.
Il lavoro segue il ritmo antico della campagna. Potature manuali, arature, la scalzatura dei ceppi durante l’inverno. L’acqua non arriva mai dall’irrigazione ma solo dal cielo. Per difendere la vite si utilizzano unicamente zolfo e rame, con la consapevolezza che la terra non va forzata ma accompagnata.
Anche in cantina la mano resta leggera. Le uve vengono raccolte a mano e fermentano spontaneamente grazie ai lieviti indigeni delle stesse vigne. I rossi restano sulle bucce il tempo necessario a prendere colore e voce, poi riposano tra legno e acciaio prima di trovare la bottiglia. Il rosato nasce da una breve macerazione e da una pressatura lenta, proseguendo il suo cammino tra vetro e acciaio.
Non si filtra, non si chiarifica. Il vino viene lasciato libero di essere quello che è. La solforosa è ridotta al minimo, le correzioni non appartengono a questa idea di cantina.
È una viticoltura che potremmo chiamare resistente. Resistente alle scorciatoie tecniche, alla tentazione di uniformare il gusto, alla perdita della voce del territorio. Nel Mandrolisai il vino non cerca di piacere a tutti. Cerca piuttosto di restare fedele alla propria terra.
Ed è proprio questa fedeltà che si ritrova nei vini di Viticola Mereu, dove ogni annata porta con sé il vento delle montagne di Sorgono, la durezza del granito e la pazienza di chi lavora la vigna sapendo che il vino, prima di tutto, è una questione di verità.