Agricola Q

Antonio Quarta


 

Via Vecchia Campi - Guagnano 

73010 Guagnono (LE)

Antonio Quarta +39 328 2787394

[email protected]

 

www.agricolaquaarta.it

 

 

Guagnano, nel cuore del Salento, in provincia di Lecce, è un paese sospeso tra cielo e terra, dove le campagne rosse e i filari di Negroamaro si alternano agli ulivi secolari e ai muretti a secco. Le masserie, costruite con pietra locale, si mimetizzano nella luce che cade intensa sulle vigne e sulle strade sterrate. Il vento dal mare percorre le distese di campi, solleva il profumo delle erbe selvatiche e degli agrumeti, e accompagna ogni movimento della vite. È un luogo dove la natura detta i tempi, dove il sole e la pioggia segnano il ritmo del lavoro, e dove ogni stagione ha la sua misura precisa.

In questo paesaggio nasce Agricola Q, progetto di Antonio Quarta, conosciuto da tutti come Q, e di Mina del Prete. Antonio porta con sé la curiosità di un appassionato di vino, l’esperienza di chi ha collezionato bottiglie rare, la sensibilità di un artista cresciuto tra fotografia e arti visive. L’incontro con Mina, figlia di Natalino del Prete, figura storica e autentica del vino naturale in Italia, segna la trasformazione della passione in mestiere. Insieme scelgono di ascoltare la vigna, di rispettare i tempi naturali e di raccontare il Salento con un approccio diretto, onesto e non convenzionale.

I vigneti di Agricola Q si sviluppano su quattro ettari, allevati ad alberello secondo la tradizione pugliese. Le piante, dai dieci ai trent’anni, sono dense e vigorose, ma ben distribuite: cinque mila ceppi per ettaro assicurano equilibrio tra produzione e qualità. Accanto alla cantina, si estende un altro ettaro di vigneto, creando un cuore operativo dove ogni grappolo viene seguito con cura dalla raccolta alla fermentazione. Qui ogni gesto ha peso e senso, le uve sono raccolte a mano, scelte grappolo per grappolo, e accompagnate al tino con la delicatezza che richiede un vino naturale.

La vinificazione è minima, rispettosa del frutto e del territorio. I lieviti indigeni guidano la fermentazione, i solfiti aggiunti sono ridotti al minimo indispensabile, gli interventi in cantina limitati all’essenziale. Così il vino mantiene la sua freschezza, la sua tensione, la capacità di raccontare il Salento senza filtri. Ogni bottiglia è specchio del territorio, la terra rossa, il sole che scalda, il vento che muove le foglie, gli ulivi che respirano accanto ai filari. È un racconto sensoriale che parla di equilibrio, misura e attenzione.

Durante la vendemmia, il paesaggio sembra fermarsi in ascolto. Antonio e Mina percorrono i filari al mattino presto, quando la luce accarezza le foglie e il vento porta con sé profumi di erbe di campo e mare. Le mani scelgono i grappoli maturi, li adagiano nei contenitori senza urtarli, e li trasportano in cantina con la stessa cura con cui la terra li ha nutriti. La fermentazione avviene in modo spontaneo, lenta e naturale, lasciando che sia la vite a dettare i tempi, e che il frutto si esprima pienamente senza forzature.

Il risultato è un vino che porta con sé il Salento intero, la forza e la resistenza del territorio, la luce intensa, il calore del sole, la freschezza del vento, la memoria della terra e delle mani che la coltivano. Non è un vino di spettacolo, non cerca la massiccia opulenza dei rossi tradizionali. È leggerezza precisa, immediatezza, capacità di raccontare senza artifici. È testimonianza di un luogo, di un mestiere, di una passione che si fa vino, pronto a parlare direttamente a chi lo assaggia.

 

 

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