Soc. Agricola La Bellanotte
Strada della Bellanotte, 3
34072 Farra d’Isonzo
Gorizia _ Italia
Tel. +39 0481 888020
Tre secoli di storia hanno attraversato la villa che oggi porta il nome evocativo di Bellanotte.
La chiamavano un tempo “casa dei Ronchi” sulle mappe catastali, poi la fantasia popolare si divertì.
C’è chi la ribattezzò La Bella Notte, per una sfida di carte che vide il suo padrone perdere e riconquistare in una sola notte villa e terreni, e chi la chiamò Villa Mala Notte, alludendo a più piccanti avventure di un conte Strassoldo.
Come sempre, in questi racconti di paese, la verità e la leggenda si confondono e sta proprio lì il fascino, nella memoria che non distingue più il reale dall’immaginato.
Siamo a Farra d’Isonzo, sulle colline modellate dal fiume. I ronchi, come li chiama la lingua antica, sono terrazze di terra e di pietra che l’Isonzo ha levigato con i suoi passaggi millenari. Qui la geologia ha scritto la sua partitura, con argille nobili, ghiaie rosse e bianche, calcari che emergono a tratti. È un mosaico di suoli che rende i vini diversi da vigna a vigna pur dentro lo stesso respiro. Non è un caso che la valle dell’Isonzo sia oggi uno degli scrigni più importanti del Friuli, capace di dare vini tesi, profondi, con una riconoscibile impronta minerale.
La villa è passata di mano in mano, dai conti Strassoldo ai Baselli nel 1695, mantenendo sempre un’aura nobiliare ma anche un filo di mistero. Ancora oggi, attraversando il ponticello che porta all’ingresso, dove veglia la statua di San Giovanni Nepomuceno, sembra di varcare una soglia tra epoche diverse, il medioevo dei castelli, il Settecento delle compravendite tra famiglie nobili, l’Ottocento inquieto delle guerre e delle rivoluzioni, fino all’oggi, dove la vigna e il vino hanno preso il posto del blasone.
Alla Bellanotte si sente forte la doppia origine, toscana e friulana, che ha segnato la famiglia. C’è l’orgoglio della sincerità e la forza della curiosità, il rispetto del paesaggio e il coraggio di interpretarlo senza tradirlo. La filosofia è chiara, la terra non si piega, si ascolta. Ogni vigneto è coltivato con attenzione, ogni grappolo è scelto a mano, ogni vino vuole essere voce del luogo e non maschera.
Oggi questo spirito prende corpo nella figura di Paolo Benassi, vignaiolo e custode della Bellanotte. È lui che percorre i filari con passo lento e sguardo vigile, che assaggia gli acini uno a uno prima di decidere la vendemmia, che mette la propria esperienza al servizio del territorio. Per lui la vigna non è mai solo produzione, ma relazione continua con il paesaggio. Prima che parlino le analisi di laboratorio, parla la sua bocca, che sa dire se l’uva è pronta. È così che nascono i bianchi raccolti a settembre, luminosi e fragranti, e i rossi vendemmiati a ottobre, densi, profondi, capaci di maturare nel tempo.
Le denominazioni raccontano la varietà, DOC Friuli Isonzo, DOC Collio, IGT Venezia Giulia. Tre volti di un’unica terra.
Nel Collio, Sauvignon, Pinot grigio e Chardonnay dialogano con i vitigni autoctoni, trovando pienezza e riconoscibilità. Sull’Isonzo, i terreni di sinistra e di destra del fiume regalano due anime diverse, più corpo e calore da un lato, più verticalità e freschezza dall’altro. È in questo equilibrio che La Bellanotte trova la sua cifra.
Alla Bellanotte c’è tutto il loro spirito, la memoria lunga dei secoli, l’orgoglio di una villa che ha conosciuto notti leggendarie, la concretezza di chi oggi lavora tra filari e botti. Nei vini c’è la ricchezza del terreno, la pazienza del tempo, la mano del vignaiolo che non si mette mai davanti alla natura, ma al suo fianco. E quel vignaiolo ha un nome e un volto, Paolo Benassi.