Cappellano

Augusto Cappellano


 

Via Alba 13

Serralunga d’Alba (CN)

Tel.0173613103

[email protected]

 

cappellano1870.it

 

Teobaldo Cappellano, o Baldo, come lo chiamavano amici e conoscenti, fu un uomo che non si piegò mai alle logiche che impongono numeri, punteggi e classifiche nella valutazione del vino. Una volta, infatti, decise di rifiutare con fermezza quei sistemi che riducono il vino a una mera statistica, chiedendo alla critica di ignorare completamente i suoi. Un gesto tanto audace quanto sincero, che rifletteva la sua visione di un mondo del vino che non potesse essere ridotto a valutazioni astratte. La sua battaglia era un altro tipo di verità: quella del terroir, quella che solo chi lavora la terra con passione può realmente comprendere.

Poi c'era il progetto Vini veri, un’iniziativa che Baldo portò avanti con un gruppo di “anarcoidi naturalisti”, come amava definirli, persone determinate a staccarsi dalle logiche mercantili che dominano il settore vinicolo e, soprattutto, dal circo commerciale del Vinitaly. Erano uomini e donne che credevano che il vino dovesse essere un'espressione autentica della terra, lontano da tutto ciò che fosse superficiale e artefatto. Un movimento che voleva restituire al vino la sua verità, senza compromessi, senza scendere a patti con l'industria del vino.

Ma la battaglia di Teobaldo non si fermava solo alla filosofia, alla parola. Con la stessa determinazione con cui aveva rifiutato il sistema dei punteggi, si impegnò in azioni concrete per difendere la sua terra, la Langa, da un crescente scempio ambientale. E così, in uno dei cru più prestigiosi di Langa, Gabutti, decise di piantare alcuni filari di nebbiolo su piede franco, esponendo quelle viti agli attacchi della filossera, la temutissima malattia che ha messo in ginocchio la viticoltura mondiale. Una scelta controcorrente, contro ogni consiglio degli esperti, un atto di resistenza che sarebbe rimasto un simbolo della sua visione di un vino che deve vivere in simbiosi con la natura, anche nei momenti più difficili.

Baldo se ne andò alcuni anni fa, ma la sua personalità e le sue battaglie continuano a risuonare nel mondo del vino come un riferimento imprescindibile, un faro per tutti coloro che credono che il vino debba essere, prima di tutto, una questione di verità, di passione e di rispetto per la terra. L’eredità di Teobaldo è stata raccolta da suo figlio Augusto, che ha saputo conservare i modi gentili e quella testardaggine che il padre gli aveva trasmesso. Oggi, tutti sperano che attraverso il suo lavoro e il suo impegno, Augusto continui a scrivere nuovi capitoli di una storia che non solo ha segnato la famiglia Cappellano, ma che ha anche cambiato il corso del vino in Italia.

A Serralunga, nella zona di Gabutti, le vigne di Nebbiolo da Barolo – sia Franco che Rupestris, le varietà non attaccate dalla filossera – crescono rigogliose insieme a Barbera e Dolcetto. A Novello, lo stesso Nebbiolo, con qualche filare di Dolcetto. La filosofia che Augusto ha abbracciato non si è discostata da quella del padre: il pieno rispetto per la natura e il suo complesso, delicato equilibrio. Il lavoro in vigna è un atto di amore e di devozione, ma anche di impegno, di lotta contro tutto ciò che rischia di compromettere l’autenticità di un vino che non può e non deve essere separato dalla sua terra.

Cappellano ha scritto pagine di enodissidenza, battaglie che vanno oltre il semplice atto di fare vino. Ha scelto di seguire una via che non temesse la fatica, che non cedesse ai facili guadagni, ma che si concentrasse sulla sostanza, sulla qualità, sull’autenticità. E, anche oggi, il suo nome rimane inscindibile dalla ricerca di un vino che non è solo un prodotto da consumare, ma un racconto, un atto di resistenza, una testimonianza di verità e di passione per una terra che, come lui, non ha mai smesso di lottare.