Roggero

Famiglia Roggero


 

Località Santo Stefano, n° 39

Frazione Vallana – Albugnano (AT)

 +39 3664996057

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roggerovini.it

 

Ad Albugnano, dove il Monferrato si fa verticale e le colline si stringono tra cielo e vigne, c’è un silenzio che non pesa, che accompagna. Qui, dove il vino è ancora voce agricola e non solo prodotto, Mauro e Marina Roggero lavorano la terra come si lavora un pensiero: con rispetto, con costanza, senza scorciatoie. Ma se oggi i loro passi sono sicuri tra i filari, è perché qualcuno, prima di loro, ha tracciato il sentiero.

Papà Bruno e zio Marco. Le fondamenta. Hanno attraversato il lavoro nei campi quando era, prima di tutto, un impegno di vita. Ogni ceppo piantato a mano, ogni filare seguito come si segue un figlio. Ogni stagione, un insegnamento. Bruno, con la sua calma profonda e l’abilità silenziosa, è il pilastro su cui tutto poggia. La sua forza è quella di chi non ha mai smesso di credere che ogni gesto, ogni piccolo cambiamento, fosse il passo verso un futuro migliore. Zio Marco, invece, è quello che sa come fare, ma soprattutto sa come raccontarlo. Ha sempre avuto il dono di trasmettere il sapere con il sorriso, di trasformare ogni piccola difficoltà in una lezione di vita.

La loro presenza è quella di chi ha visto passare decine di stagioni, ma non ha mai perso la passione di chi inizia. Ancora oggi, a volte, si intravedono nelle loro mani callose il movimento di chi ha imparato a rispettare la terra senza mai possederla completamente.

Senza di loro, niente sarebbe com’è. Nessun progetto, per quanto moderno, può stare in piedi se non ha una storia sotto i piedi.

Sette ettari di vigna, curati come fossero mille. Tra marne bianche e argille grasse, a quasi 500 metri d’altitudine. Barbera, Freisa, Nebbiolo. E poi Viognier e un rosato che sa di estate lenta. Tutto coltivato con ascolto, con misura. In biologico, ma senza proclami: qui si lavora per convinzione, non per moda.

Mauro è il gesto tecnico, l’occhio preciso, il naso sul mosto. È lui che capisce al volo quando la vigna ha bisogno di essere lasciata in pace e quando invece il vino chiede di essere guidato. In lui c'è la determinazione di chi ha scelto di restare, di non piegarsi a facili soluzioni, ma anche la curiosità di chi ha studiato, viaggiato e ha visto il mondo, prima di decidere che il futuro del suo lavoro si scrive tra questi filari. Ha il tocco della mano esperta, ma la mente giovane, sempre aperta all’innovazione. Il suo sorriso è discreto, ma chi conosce i suoi occhi sa che la passione è sempre viva, anche dietro una calma apparente.

Marina è la visione, l’anima sensibile. Con lei, ogni bottiglia ha una storia, ogni relazione è un legame che va oltre il semplice affare commerciale. Marina sa che il vino è anche un incontro: con chi lo beve, con chi lo produce, con chi lo racconta. È lei che guarda lontano, che vede non solo la vigna di oggi, ma la cantina di domani. Sente il peso delle decisioni e l'importanza di non trascurare mai il futuro. Luminosa ma mai invadente, sa quando intervenire e quando stare nell’ombra, lasciando che sia il lavoro degli altri a emergere. Ha il dono di tenere insieme tutto, di unire le forze, di capire che in un'impresa come la loro non si può mai dimenticare la bellezza del condividere.

Due forze diverse, ma accordate. Come il sole e la luna in vigna, si passano il testimone con naturalezza. Mauro, con la sua precisione e il suo ingegno, e Marina, con il suo sguardo profondo e la sua capacità di relazionarsi, sono una coppia che sa di vecchio e nuovo, di tradizione e innovazione. Si supportano, si completano, eppure ognuno rimane sempre se stesso, in una danza silenziosa che si ripete ogni giorno.

La cantina è un luogo vivo, essenziale, senza estetismi inutili. Qui la tecnologia serve a non perdere tempo, non a semplificare il vino. L’acciaio per la precisione, il legno solo quando serve, il tempo come primo alleato.

Tra i rossi, l’Albugnano è il vino che più somiglia al paesaggio: asciutto, elegante, riservato. Ha il passo lieve del Nebbiolo in altitudine, e una voce che non alza mai il tono, ma che si fa ricordare. Si muove tra piccoli frutti, cenni balsamici, una mineralità che arriva in punta di piedi. La Freisa è più istintiva. Il profumo dell’erba tagliata, della prugna che si spacca sotto il sole. Il sorso è diretto, saporito, con quella ruvidità che fa compagnia. Un vino che parla dialetto. La Barbera è la colonna portante. Matura, intensa, piena senza eccessi. Amarena, terra scura, spezie leggere. Sa stare, sa aspettare. Non ha bisogno di dire tutto subito.

Tra i bianchi, il Viognier è voce nuova, accolta con curiosità e rispetto. Agrumi, fiori bianchi, albicocca e una tensione fresca che lo tiene dritto. Parla con accento straniero, ma il passo è già quello di casa. Il Piemonte Rosato è una pausa pensata. Un vino che non cerca leggerezza facile, ma equilibrio e precisione. Colore delicato, profumo di fragoline e petali di rosa. In bocca è fresco, vibrante, con una vena sapida che sorprende.

I Roggero non rincorrono le mode. Non si affidano a slogan o etichette d’effetto. Preferiscono lasciare che siano i vini a parlare. Ogni bottiglia racconta un gesto, un’attenzione, un’eredità che si rinnova.