La storia di Silvio Levi è una storia che sa di ritorno e di riscoperta, ma anche di coraggio e determinazione. È il racconto di un uomo che, dopo anni di carriera in un ufficio torinese, ha deciso di mettere da parte la sicurezza della sua posizione nel mondo bancario e riscoprire il legame profondo con la terra che affonda le radici nelle tradizioni familiari. Un legame che si era perso con il passare del tempo, ma che Silvio ha scelto di recuperare, come un figlio che, dopo aver viaggiato lontano, ritorna a casa per abbracciare le sue origini.
Figlio di una famiglia che, sebbene non avesse più terreni di proprietà, aveva sempre vissuto nell'ombra di un grande patrimonio agricolo appartenuto al bisnonno, Silvio si sentiva come se fosse stato chiamato a dare vita a una storia che da tempo giaceva dimenticata. La sua passione per la terra e per la viticoltura comincia a farsi strada nei primi anni 2000, quando, insoddisfatto della sua vita da funzionario in una fondazione bancaria, inizia a pensare ad altro. La sua inquietudine cresce, e con essa il desiderio di tornare alle origini. Decide quindi di investire tempo ed energia per apprendere le tecniche agricole, e inizia a frequentare una piccola realtà vitivinicola a Dogliani. Passa due anni a fianco del proprietario, imparando a conoscere il lavoro in vigna e in cantina, immergendosi nel mondo del vino che sarebbe stato il suo futuro.
Nel 2008, Silvio prende una decisione che cambierà la sua vita: lascia il suo lavoro sicuro in banca e compra una piccola azienda agricola. La chiama "Le Viti", un nome che racchiude tutta la sua visione: una connessione intima con la terra e con la vite. L'azienda si trova alle porte di Dogliani, in Borgata Piandeltroglio, e da subito Silvio inizia a lavorare in autonomia, prendendosi cura delle sue vigne come un artigiano che plasma il suo materiale. Il suo approccio è quello di un autodidatta, che non ha paura di sperimentare, che si arricchisce di ogni nuova esperienza ma che allo stesso tempo segue la propria intuizione e il proprio istinto.
In un mondo dove spesso la produttività viene prima della qualità, Silvio sceglie una strada diversa: fa della qualità il suo faro, con una visione incentrata sul rispetto del frutto e della vigna. Diradamenti selettivi, rese basse, e una cura maniacale dei grappoli sono il cuore della sua filosofia, una filosofia che lo porta a ridurre al minimo l'uso della chimica e a preservare il più possibile l'integrità naturale dei suoi vini. Ogni gesto, ogni scelta, ogni lavoro in vigna è pensato per esaltare le caratteristiche organolettiche delle uve, per permettere al Dolcetto di Dogliani di esprimere tutta la sua autenticità, la sua verità.
Le vigne di Silvio sono piccole, appena poco più di due ettari, ma sono tutte di proprietà, e tutto il lavoro è gestito da lui in prima persona. Non ci sono compromessi, non ci sono scorciatoie: solo passione, impegno e dedizione. La sua cantina, semplice e funzionale, è priva di orpelli e fronzoli. Non ci sono fusti di legno, perché Silvio crede che il legno modifichi i delicati aromi del Dolcetto, mascherando la purezza del frutto. Nella sua cantina trovano spazio solo fusti di vetroresina e acciaio, materiali che permettono al vino di mantenere il carattere che ha acquisito in vigna. La fermentazione avviene in modo naturale, senza l'uso di lieviti selezionati, e i vini non vengono filtrati né chiarificati, per garantire che ogni bottiglia racchiuda l’essenza più pura della sua terra.
Il risultato di tutto questo lavoro è un Dolcetto che non è solo un vino, ma una testimonianza di impegno e passione. Silvio produce tre diverse tipologie di Dolcetto di Dogliani DOCG. Il più tradizionale è La Cavalla, un vino che interpreta la tradizione con eleganza e facilità di beva, adatto ad ogni occasione. Poi c'è Neira, un Dolcetto con una struttura più complessa, con profumi fruttati intensi e una buona persistenza in bocca, un equilibrio perfetto tra innovazione e tradizione. Infine, c'è il Bric Sur Pian, il cru della sua azienda, un Dolcetto di grande struttura, che ha saputo emozionare anche il grande Luigi Veronelli, un vino che incarna l’anima del Dolcetto di Dogliani, il cuore pulsante del territorio.
Oggi, i vini di Silvio Levi sono più che semplici prodotti da vendere: sono un atto di amore verso la terra, una dichiarazione di indipendenza e di libertà. Un ritorno alle origini, sì, ma anche un nuovo inizio, in cui ogni bottiglia racconta una storia di passione, coraggio e dedizione, e in cui il vino è il mezzo attraverso il quale Silvio può finalmente esprimere la sua verità più profonda.