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Câè un posto in Sicilia dove la natura non fa da cornice ma da regista. Dove i laghi non sono uno scenario ma una presenza muta che condiziona tutto. Dove il vento arriva dal mare con un saluto salato e poi si infila tra le vigne a raccontare storie. Qui dentro, nel cuore della Riserva Naturale Lago Preola e Gorghi Tondi, esiste una cantina che ha scelto di esserci con discrezione. Si chiama Baglio Aimone. Ă immersa in un silenzio vegetale, rotto solo dal volo degli aironi e dal rumore secco delle cesoie in vigna.
Tutto comincia con un baglio del Settecento, vecchio testimone di unâepoca in cui la terra era piĂš dura e le stagioni si contavano nei calli. Lo chiamavano Patrantonio e per anni ha dormito dentro la sua corte chiusa, con le pietre che conservavano ancora lâodore del grano e degli animali. Nel 2012 arriva Baldassare Paladino e decide che quel luogo merita unâaltra vita. Non una rinascita patinata, ma un ritorno allâuso. Lo sistema con rispetto, senza scenografie. Recupera muri, archi, intonaci. Fa in modo che il baglio possa parlare ancora, ma in voce bassa.
Intorno ci sono quaranta ettari di terra viva. Vigneti che affondano le radici in un suolo calcarenitico, esposto al sole e alla brezza, con lâumiditĂ dei laghi a fare da cuscino climatico. Si coltiva in biologico, ma qui la parola ha un peso diverso. Non è una strategia, è lâunico modo possibile per convivere con un ecosistema che non ti perdona se sbagli. Il lavoro agricolo è concesso nella Zona B della riserva, ma sotto lo sguardo severo della natura. Ă come fare vino in punta di piedi. E Baglio Aimone ci riesce senza farsi notare ma lasciando il segno.
Nel 2024 il testimone passa. Arrivano Fabio e Caterina Marino. Due agronomi giovani, precisi, appassionati. Portano nel sangue una lunga storia familiare di vino fatto bene. Hanno studiato, lavorato, viaggiato. Poi hanno deciso che non basta conoscere. Bisogna appartenere. Scelgono la Sicilia non per romanticismo ma per necessitĂ . Comprano Baglio Aimone e lo guardano con occhi nuovi. Non cambiano la direzione, la allungano. Inseriscono nuove energie senza disfare la trama. Fanno vino come si fa una promessa: con serietĂ , con attesa, con ascolto.
I loro vini non raccontano la Sicilia in cartolina. Raccontano un paesaggio complesso, fatto di luce obliqua, umiditĂ serale, terra povera e ostinata. Ogni bottiglia ha un nome che viene da lontano. Da poemi cavallereschi, da teatri di pupi, da storie che parlano di furia, onore, destino. Argalia e FerraĂš è un tramonto chiuso in vetro, con un riflesso dorato che ricorda il sole sul Lago Preola. Doralice è un airone fermo sullâacqua, disegnato con leggerezza ma pieno di carattere. Iratus è un vino che non fa sconti, che arriva diretto, che ti guarda negli occhi. Nessun nome è scelto per caso. Tutto parla del luogo e del tempo che serve per capirlo.
Baglio Aimone non lavora per stupire. Lavora per restare. Non in vetrina, ma nella memoria di chi beve con attenzione. Ă una cantina che non si spiega in tre righe ma si intuisce in un sorso. Che non vende unâemozione ma costruisce unâeco. Fabio e Caterina non cercano riflettori. Cercano equilibrio. E lo trovano ogni giorno tra la vita selvatica della riserva e la precisione lenta della vinificazione. Ogni vendemmia è un patto. Ogni bottiglia una scelta. Qui non si fa vino per raccontare un territorio. Si fa vino dentro il territorio, lasciando che sia lui a decidere il tono della voce.
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