Turrita Strada Prima, 23
06036-Montefalco PG
Riccardo Lezi 3291621272
Serena Domesi 3336519425
instagram.com/lacantinadiriccardoeserena
C’è un angolo d’Umbria dove due giovani, Riccardo e Serena, hanno scelto – con dolce ostinazione – di non lasciar evaporare il sogno. Non quello in maiuscolo, mitizzato e irraggiungibile, ma quello semplice e quotidiano, vissuto tra una bimba che cresce e una vigna che chiede attenzione, nel tempo in cui gli altri dormono o si distraggono.
La loro cantina non cerca nomi roboanti. Si chiama, con disarmante sincerità, La Cantina di Riccardo e Serena. È il nome giusto per un progetto nato dal basso, con le mani sporche di terra e l’affetto testardo di chi ha scelto di mettersi in gioco – senza maschere.
Questo amore viene da lontano. Passa dalle mani del padre di Riccardo e, prima ancora, da quelle del nonno. Ma la svolta è tutta loro, decisa nel cuore e nel gesto. Dal 2020 hanno cominciato a fare vino per conto proprio e nel 2024 – senza proclami – hanno detto che era il momento: ora basta aspettare.
La vigna è una mezzaluna di terra nella frazione di Turrita, poco più di un fazzoletto, dove Sagrantino, Trebbiano Spoletino, Vermentino e Montepulciano d'Abruzzo si incontrano e si parlano come a una tavolata di famiglia. Ciascuno con il suo carattere, tutti cresciuti con lo stesso rispetto.
C’è chi direbbe che fare vino è difficile. Loro l’hanno imparato buttando via quintali d’uva, senza vergogna, perché – a dirla tutta – non cercavano un vino perfetto ma un vino loro, che sapesse di tentativi, di errori, di mani incerte ma sincere.
Il punto di partenza? Un rosato. In quelle terre è sempre stato un ripiego, mai una convinzione.
E allora via – provarci, sul serio.
Nessuna scorciatoia. In vigna solo rame e zolfo, in cantina tempo e pazienza. Niente correzioni, solo ascolto – dei grappoli, delle fermentazioni, del silenzio che precede la bottiglia.
E quando arriva, la bottiglia, è uno scrigno di vita. Ogni calice cambia, evolve, sorprende. Proprio come chi lo ha fatto.
A decorarla, un’etichetta dipinta da Serena. Non un’illustrazione “da vino”, ma un frammento della loro casa, del loro salotto, della loro intimità.
Il loro vino – più che naturale – lo chiamano artigianale.
E fanno bene. Perché lì dentro si sente la mano, il cuore, e una certa idea di mondo. Quella in cui il piacere del bere non è un esercizio tecnico, ma una forma di gentilezza.