Elena Fucci 🍷

Elena Fucci


 

C.da Solagna del Titolo

Barile (PZ)

Tel.+39 3204879945

 

[email protected]

 

Le vigne ai piedi del Monte Vulture, quel vulcano che da millenni modella la terra e il paesaggio lucano, furono acquistate negli anni '60 da Generoso, il nonno di Elena. Un gesto che segnò l'inizio di una storia che oggi continua a intrecciarsi tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione. Il legame con quella terra, che fin dal principio è stato indissolubile, ha visto il nonno e il bisnonno occuparsi delle vigne con una dedizione che va ben oltre il semplice lavoro agricolo. Le uve venivano vendute, certo, ma per il resto la produzione di vino era una questione di famiglia, di auto-sostentamento, di qualità che si misurava più nel piacere di gustare il frutto della propria terra che nel guadagno immediato. Era un vino che parlava la lingua della terra, un vino che non conosceva la frenesia della produzione industriale, ma solo il rispetto per i cicli naturali, per il tempo che ogni grappolo richiede per maturare.

Quando Elena, ormai adulta, si trovò di fronte alla possibilità di vendere quei vigneti che avevano segnato l'infanzia e la giovinezza della sua famiglia, fu una scelta che sembrava inevitabile, una conclusione che l'aveva accompagnata per lungo tempo. Ma proprio all'ultimo momento, come se la terra stessa avesse parlato a lei attraverso i vigneti che si estendono sotto il suo sguardo, capì che non poteva permettere che quel pezzo di storia venisse venduto a un altro nome. "Stavamo per vendere," racconta Elena, e c’è un’emozione che trapela, come un ricordo indelebile. "Ma all’improvviso, capii che non avrei mai potuto sopportare che quei vigneti andassero via, che qualcun altro prendesse il loro posto, con il rischio che non venissero più curati come meriterebbero. Non potevo permettere che quei vigneti, i più vecchi del Vulture, venissero abbandonati al loro destino. Non potevo permettere che un altro nome scrivesse la storia di questa terra."

Era una decisione che avrebbe cambiato la sua vita e quella della sua famiglia. Elena, in un atto di coraggio e di amore per la sua terra, scelse di rimanere. Decise di diventare custode di quella tradizione che era anche un patrimonio familiare, una storia che doveva continuare a vivere sotto il suo sguardo. Così, insieme alla sua famiglia, Elena ha preso il timone di una viticoltura che non è solo un lavoro, ma una vera e propria missione, una dichiarazione d'amore per la propria terra.

Oggi, i vini che nascono da quelle vigne sono prima di tutto “riconoscibili”, come afferma Elena. "La riconoscibilità del nostro vino non sta solo nel sapore o nel profumo, ma nella capacità di rappresentare pienamente il territorio da cui proviene", spiega. "Quando beviamo il nostro vino, è come se il Monte Vulture, il suo respiro, la sua storia, si riflettessero nel bicchiere. Si ritrova nel profumo della terra, nei sentori che emergono dal vino, nel gusto che porta con sé la memoria di un paesaggio che ha modellato l’uva, e che ora la restituisce sotto forma di vino."

Questa filosofia si riflette anche nella filosofia di lavoro che Elena ha scelto di adottare in vigna. "Per me la viticoltura è un’arte più che un lavoro agricolo", racconta con un sorriso che denota la passione che mette in ogni gesto. "Non è viticoltura convenzionale, è piuttosto un giardinaggio che rispetta la natura e i suoi cicli. Il nostro impegno in vigna è come quello di chi si prende cura di un giardino speciale, che richiede tempo, pazienza, e attenzione ai dettagli. Non vogliamo forzare la natura, ma solo accompagnarla, lasciare che esprima tutta la sua bellezza e potenza, senza interferire con il suo corso naturale." La filosofia di Elena è incentrata su un profondo rispetto per l’ecosistema e per i cicli naturali della terra. L’uso di pratiche agricole che privilegiano l’equilibrio ecologico è alla base di ogni sua scelta. È un approccio che non ha fretta, che non si misura in termini di resa immediata, ma che guarda al lungo periodo, alla salute del suolo, alla sostenibilità, e alla qualità del vino che, in fondo, non è altro che l’essenza di quella terra.

Ogni volta che l’uva arriva in cantina per la vinificazione, Elena ammette di provare un "terrore" reverenziale, come se il rischio di rovinare quel frutto della terra fosse sempre presente. "C’è sempre la paura di non riuscire a trasmettere nella bottiglia la bellezza che la natura ha dato alla vigna", confida. "Per noi è un atto di estrema delicatezza, di rispetto verso ciò che la terra ci ha dato. Ogni passaggio, dalla vendemmia alla vinificazione, è un momento in cui siamo consapevoli di dover proteggere la qualità del frutto, senza forzature, senza alterare la purezza di ciò che abbiamo ricevuto."

Fortunatamente, il risultato è sempre all’altezza degli sforzi fatti in vigna e in cantina. "Ogni bottiglia che esce dalla cantina è la sintesi di anni di lavoro, di passione, di amore per la nostra terra e per il nostro vino", afferma Elena con un sorriso che sa di soddisfazione e di orgoglio. "Non possiamo dire che sia sempre facile, ma la bellezza di vedere il nostro vino apprezzato, e di sapere che in ogni sorso c’è un pezzo di noi, ci ripaga di ogni sacrificio." Il vino di Elena non è solo una bevanda, è un racconto, un’esperienza che nasce dalla terra e arriva fino al cuore di chi lo beve, capace di trasmettere la storia di un luogo, la fatica, ma anche la grande bellezza che la Lucania sa offrire. Un’arte che, tra le vigne del Monte Vulture, continua a scrivere la sua storia.