Ugo Contini Bonacossi

Ugo Contini Bonacossi


 

Via XXIV Maggio, 95/99

58053 Roccalbegna (GR)

Tel. +39 345 1560808

[email protected]

 

www.ugocontinibonacossi.com

 

 

Ugo Contini Bonacossi nasce a Firenze, luglio 1983, estate rovente. In casa il vino non è un argomento da degustazione ma una cosa concreta, quotidiana. Suo padre Vittorio è un viticoltore stimato, capace di leggere la vigna come un libro aperto. Sua madre Marta è maestra elementare, di quelle che restano nella memoria. Da una parte la terra, dall’altra le parole. In mezzo, lui.

Cresce tra le colline di Carmignano, filari, olivi, trattori, vendemmie che non aspettano nessuno. Il vino non è un sogno romantico, è fatica, decisione, annata buona o cattiva che cambia l’umore di casa. Eppure la strada sembra prendere un’altra piega: diploma da ragioniere/programmatore, quasi a voler mettere ordine nei numeri prima che nelle vigne. Poi qualcosa lo richiama alla terra. Si iscrive a Viticoltura ed Enologia all’Università degli Studi di Firenze. Studia, lavora in azienda, si forma sul campo e sui libri, senza scorciatoie.

Nel frattempo c’è la birra. Inizia come esperimento casalingo con il fratello Gaddo, poche attrezzature, curiosità e libertà. Doveva essere un passatempo, diventa passione seria. Per un momento sembra quasi che l’orzo possa avere la meglio sull’uva. Ma certe radici non si tagliano, al massimo si allungano.

Nel 2011 arriva il passaggio vero. Lascia un impiego stabile nell’azienda di famiglia e cambia orizzonte. Si sposta a Roccalbegna, borgo materno nel cuore della Maremma grossetana. Poco più di mille abitanti, 522 metri di altitudine, stretto tra due rupi ripide. In alto la Rocca aldobrandesca e il Cassero Senese, memoria di un tempo in cui da qui si controllava la Via del Sale. Poco distante nascono le sorgenti dell’Albegna. È un luogo verticale, fatto di pietra, vento, silenzi lunghi. Niente di accomodante.

Compra cinque ettari di terreno abbandonato, divisi tra Bandita e Vignali. Non vigne pronte da fotografare, ma campi inghiottiti dalla vegetazione spontanea. Prima di pensare al vino c’è da ripulire, tagliare, liberare. Rimettere in luce la terra. È un lavoro fisico, testardo, che non concede risultati immediati. Ogni metro va riconquistato.

Nel 2014 parte la birra agricola BRÒC, quasi a non dimenticare quel pezzo di strada. Nello stesso anno mette a dimora il primo vigneto a bacca rossa, l’anno dopo il bianco. Le vigne crescono piano, si radicano, imparano il vento della Maremma interna. I primi vini arrivano nel 2021, dalla vendemmia 2019. Si chiamano Ughetto e Armancione. Nomi che non cercano effetti speciali, che suonano familiari, veri.

Qui non c’è mito, né retorica. Cinque ettari, un borgo medievale, una comunità piccola dove tutti si conoscono. Roccalbegna resta lì, con le sue rupi e il suo fiume, a ricordare che il vino nasce prima come scelta di vita e poi come bottiglia. Il resto lo faranno le stagioni, vigne che imparano a parlare con una voce propria.

 

 

@officinaenoica🍾