Les Petits Riens

Fabien Bonnet & Stefania Galimberti


 

Regione Chabloz 18/a -

Aosta

Tel.0165217745

 

Immaginare una città come sede di un vigneto è una sfida che molti considerano quasi impensabile. Eppure, Aosta, insieme a poche altre città italiane ed europee, è fiera di vantare la presenza della vite tra i suoi confini urbani. Ma ciò che rende unica questa città non è un caso isolato, un piccolo esperimento sporadico: l’intera collina della città, sulla sinistra orografica della Dora Baltea, è costellata di vigne, e nel cuore urbano si trovano numerose realtà produttive che continuano una tradizione vitivinicola che risale a secoli fa. Già in antichi documenti si riscontrano tracce di questa tradizione. I monaci di Sant'Orso, che per lungo tempo furono un faro nella viticoltura regionale, e il canonico Vaudan, considerato unanimemente il padre fondatore della viticoltura moderna valdostana, hanno contribuito a scrivere la storia di questa terra. Una storia che affonda le radici nella passione per la viticoltura, una passione che oggi continua a vivere, fortemente, nelle mani dei nuovi protagonisti di questa terra.

Una di queste storie è quella di Fabien e Stefania, due giovani provenienti da realtà diverse ma unite dalla stessa passione per la viticoltura e la stessa voglia di scommettere sulla Valle d’Aosta. Fabien, originario dello Jura e formato come enologo in Borgogna, ha lavorato per anni con Marie-Thérèse Chappaz, uno dei pilastri della viticoltura biodinamica svizzera. Stefania, milanese di nascita, ha maturato esperienze in enologia, prima in Valle d'Aosta e poi in Svizzera. Le loro strade si sono incontrate proprio in Svizzera, e da lì è nato un amore non solo personale, ma anche professionale, che li ha portati a fare una scelta audace: affittare due ettari di vigneti in Valle d’Aosta e dar vita a un progetto che vede la produzione di vini figli di ben 12 varietà di viti differenti, un mix di vitigni autoctoni e alloctoni, un’espressione della loro volontà di esplorare nuove frontiere nel panorama vitivinicolo regionale.

Fabien e Stefania non si sono accontentati di riprodurre un modello già esistente: la loro visione è quella di un "equilibrio perfetto" tra sogno e razionalità, tra la capacità di inseguire un’idea e l’abilità tecnica necessaria per realizzarla. La loro è una vera e propria "filosofia del bello", che si concretizza in vigna attraverso un approccio olistico, che privilegia il rispetto per la terra e per l’intero ecosistema circostante. Un approccio che si traduce in un lavoro senza compromessi: niente trattamenti sistemici, diradamenti decisi, e una cura meticolosa dei vigneti, dove l'obiettivo è creare un equilibrio che permetta alla natura di esprimersi liberamente. Un concetto che, seppur radicato nella contemporaneità, non può fare a meno di richiamare l'importanza che, come scriveva Luigi Veronelli, "la natura non è mai estranea al nostro operato, ma è una forza con la quale dobbiamo entrare in dialogo". Ed è proprio questo dialogo tra uomo e terra che si riflette nei vini che Fabien e Stefania creano.

In cantina, il loro approccio è altrettanto naturale e rispettoso, con una vinificazione che lascia ampio spazio al processo spontaneo. L’uso sapiente di affinamenti in legno e fermentazioni spontanee permette al vino di evolversi senza forzature, seguendo il suo naturale corso. Non esistono certificazioni, non c'è bisogno di etichette che definiscano un approccio che è già chiaro nel lavoro artigianale e nei piccoli gesti quotidiani che Fabien e Stefania compiono con amore e dedizione. La loro cantina, piccola e lontana dalle immagini di cantine high-tech, riflette perfettamente l'anima di questo progetto: un lavoro fatto di dettagli, di piccole cose, di ciò che non si vede ma che si percepisce nel gusto e nell’espressione di ogni bottiglia. Come affermava Luigi Veronelli, "il vino è fatto di piccole cose, invisibili a occhi profani, ma che sono la vita del vino stesso".

I loro vini, pochi ma straordinari, rappresentano una nuova frontiera per la viticoltura valdostana, una sorta di evoluzione che potrebbe segnare un cambiamento per l’intero comparto regionale. Il Petit Bout de Lune (2014), composto per il 90% da Chardonnay e il 10% da Erbaluce, è un vino verticale, sapido, intrigante, che con l'affinamento del 60% in barrique acquisisce una chiusura armoniosa e complessa. L'Air del Cimes (2015), un uvaggio di Petit Rouge e Gamayvinificati in bianco, si distingue per la sua complessità olfattiva, la profondità in bocca e il ricordo tannico che permane con eleganza al palato. L’Essence de La Foret (2014), un Cornalin in purezza, ha la potenzialità di diventare una pietra angolare di questa tipologia, con il suo carattere selvatico e territoriale che emerge in libertà, per poi concludersi in una beva che lascia il segno. Il Sì (2014), un Petit Rouge in purezza, è un vino territoriale che incarna l’eleganza e la finezza del vitigno, con un’incredibile espressione di bellezza. Infine, il Au Coin du Feu, un assemblaggio di vecchie vigne, riporta alla memoria i Torrette Superieur, con una grande personalità e una beva che coinvolge e conquista.

Questi vini sono la prova che, come diceva Luigi Veronelli, "il vino è una straordinaria arte che porta con sé la memoria del territorio, dei suoi abitanti, e delle sue storie". Fabien e Stefania sono riusciti a creare, con un approccio profondo e rispettoso, vini che non sono solo il frutto di un lavoro, ma il racconto di una terra che si reinventa, che si riappropria della sua storia, e che ci regala ogni giorno nuove emozioni e sorprese. La Valle d’Aosta, grazie a loro, sta scrivendo un nuovo capitolo della sua viticoltura, più autentica e consapevole che mai.