Tenuta Mulino Segalini affonda le sue radici in una storia familiare che non procede in linea retta ma in cerchi lenti, come l’acqua che gira intorno a una macina antica. A Carpaneto Piacentino il paesaggio non pretende di stupire. Preferisce svelarsi a piccoli strappi. Un poggio, una vigna, un mulino che da tempo non macina più grano ma conserva ancora l’eco dei gesti quotidiani.
In questo scenario Luigi Segalini ha passato la vita. Vigna dopo vigna, annata dopo annata, con Michela Albasi al suo fianco. Hanno cresciuto Riccardo dentro il ritmo sobrio della terra piacentina. Una scuola silenziosa fatta di vendemmie fredde, estati che tagliano il fiato, botti che chiedono attenzione e non ammettono distrazione. La famiglia ha costruito la propria presenza in oltre cinquant’anni di lavoro. Una presenza non gridata ma riconoscibile, come il profumo di mosto che in certe mattine si sente ancora arrivare dai cortili.
Poi arriva la pandemia. La vita sembra schiacciarsi. Le certezze si riducono a un filo teso. In quei mesi sospesi Luigi continua a lavorare come sempre, con quella calma che i figli scambiano per durezza e che invece è la forma più nobile del coraggio. La sua scomparsa nel 2022 lascia un vuoto che non si misura in parole. Riccardo ne sente il peso e insieme la spinta. È quel tipo di eredità che non pretende, ma chiama.
Tenuta Mulino Segalini nasce così. Non da un progetto studiato a tavolino ma da una necessità intima. Riccardo decide di aprire la sua cantina come si apre una finestra dopo un temporale. Per far entrare aria, per far passare luce, per continuare ciò che Luigi aveva iniziato senza mai mettersi al centro.
I vigneti attorno al mulino sono la sua scuola. Riccardo li ascolta e li conduce con una misura che ricorda quella del padre ma con un passo più suo. Gutturnio, Ortrugo, Malvasia di Candia. E una Malvasia Rosa spumante che aggiunge un soffio fresco, quasi una promessa. Sono vini che mantengono l’autenticità piacentina. Vini che parlano chiaro e non hanno bisogno di alzare la voce.
Il legame con la Cantina Albasi non viene spezzato. Si trasforma. Rimane quella linea sotterranea che unisce generazioni e saperi. Due realtà che non competono ma si sostengono. Una continuità che non ha bisogno di essere spiegata. Si vede nei gesti. Si sente nei vini. È la prova che i sogni, quando sono veri, trovano sempre un modo per avanzare.
Oggi Tenuta Mulino Segalini è una cantina giovane nella forma e antica nello spirito. Lavora con pazienza, rifiuta l’urgenza, custodisce il territorio come si custodisce un nome di famiglia. Riccardo non cerca di imitare Luigi. Semplicemente porta avanti il filo che gli è stato consegnato. E quel filo, nella sua essenza, è tenace. Come la vigna quando decide di resistere al vento.