Podere la Marchereccia

Fabrizio Zanfi


Via di Pereta 25

Casale Marittimo (PI)

Tel.059226477

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lamercareccia.it

 

Con il vino ci vuole pazienza, una pazienza che si alimenta di sogni, di scelte, di attese silenziose. Quella pazienza che, per Fabrizio Zanfi, è diventata una vera e propria filosofia di vita. Fabrizio non è un vignaiolo nato in famiglia, ma un uomo che ha trovato nella terra una sorta di rinascita. La sua storia non è quella di chi eredita una tradizione, ma di chi sceglie di abbracciare la natura, di immergersi in un cammino che ha tanto di personale e di intimo.

Arrivando dalla città, con gli occhi pieni delle storie di un altro mondo, Fabrizio ha trovato il suo posto nel cuore della Maremma Toscana, in un angolo di terra silenziosa, che a lungo aveva visto passare il tempo senza essere davvero vissuta. Era il 1999 quando ha deciso di acquistare un podere abbandonato, situato su una collina che guarda il mare di Bibbona. Un terreno che, come lui stesso racconta, era stato lasciato dagli antichi mezzadri negli anni ‘60. Eppure, qualcosa in quel luogo aveva continuato a parlare, come una melodia lontana, destinata a trovare un ascoltatore. Per Fabrizio, quel podere sembrava aspettarlo, come un vecchio amico, e lui ha sentito che quella fosse la sua casa. Un punto di arrivo e di partenza.

All'inizio, si dedicò all'olio, ma nel suo cuore c'era qualcosa di più grande, qualcosa che apparteneva alla sua terra natale, ma che chiedeva di essere rivelato. Il vino era già nel suo destino, e non lo sapeva ancora. Una sera, dopo aver bevuto un po' troppo, fu come un segno del destino: acquistò i diritti per impiantare tre ettari di vigneto. Non si fece influenzare dalle mode o dai suggerimenti dei consulenti, ma piuttosto si lasciò guidare dal suo gusto, dalla sua passione. La sua visione del vino non era quella di un prodotto da mercato, ma quella di una storia personale da raccontare, fatta di scelte autentiche, di sfide, di sperimentazioni.

Nel suo vigneto, sulla collina di Bibbona, piantò quello che più amava, senza compromessi. Il Sangiovese, che avrebbe trovato la sua casa proprio di fronte al mare, un vitigno che avrebbe dato ai suoi vini quel sapore di salmastro, quel ricordo di alloro che solo un terroir marino poteva conferire. Poi il Syrah, perché lo incantava con la sua capacità di essere sia duro che tenero, con la sua combinazione di minerale e fruttato, una sinfonia di contrasti che si fondevano perfettamente. A queste varietà affiancò il ciliegiolo, per provare a vinificarlo in purezza e recuperare un vitigno che racconta storie antiche. E non mancarono i filari di fogliatonda, un vitigno autoctono, quasi dimenticato, che Fabrizio ha voluto ridare vita, proprio come il podere che aveva scelto. Ogni scelta di Fabrizio era una dichiarazione di amore per la terra e per il territorio, ma anche una sfida contro l’omologazione del mercato, contro la tentazione di fare qualcosa di convenzionale.

Fabrizio è un vignaiolo che rispetta la terra, come pochi. In vigna, ha scelto di adottare pratiche sostenibili, di non forzare mai la natura, di darle il tempo necessario per crescere, per esprimersi in tutta la sua bellezza. La cura del suolo, il rispetto per il clima e la salute delle viti sono al centro della sua filosofia. Ogni gesto che fa in vigna è pensato per lasciare che la terra parli, che l’uva cresca con il suo carattere, che il vino rifletta le caratteristiche del terroir. Perché il vino, come la vita, non può essere forzato, ma deve evolversi nei suoi tempi. "Ci vuole pazienza", ripete spesso, come una frase che racchiude tutto il suo approccio alla vita e al lavoro. Il suo non è un lavoro di fretta, ma di attesa, di lentezza, di passione.

La vinificazione è il passaggio più delicato, quello che Fabrizio affronta con il massimo rispetto per l’uva. In cantina non vengono utilizzati additivi, né prodotti chimici. Le fermentazioni avvengono spontaneamente, senza interventi invasivi, come un processo naturale che segue il suo corso. Non ci sono forzature, solo il tempo che fa il suo lavoro. Anche la solforosa è usata con parsimonia, per mantenere il vino sano, ma sempre nel rispetto della sua naturale evoluzione. Ogni bottiglia che esce dalla cantina di Fabrizio è un concentrato di territorio, di storia, di tempo, ed è un messaggio di autenticità che il vino trasmette a chi lo assapora.

Ogni anno che passa, i vigneti di Bibbona diventano più forti, più belli. Ogni vendemmia è un passo in avanti, ma anche un ritorno alle origini, un legame che si fa sempre più profondo con la terra. Il vino, nella sua bottiglia, racconta la storia di un uomo che ha scelto di non piegarsi alle regole imposte dal mercato, ma di ascoltare il suo cuore e la sua terra. Per Fabrizio, ogni bicchiere è un piccolo miracolo, il risultato di anni di dedizione, di scelte coraggiose, di attese.

Con il vino ci vuole pazienza, ed è la pazienza che permette a Fabrizio di raccontare la sua storia, una storia fatta di passione e di resistenza, una storia che, oggi, parla di successo, ma soprattutto di autenticità. Un successo che non è legato ai numeri o alle mode, ma alla bellezza del lavoro fatto con amore, con rispetto, e con una pazienza che è, in fondo, la vera essenza del vino.