Casiglian 🍈

Luca Sofrà Sarleti & Carlotta


Casiglian

Azienda Olearia a Isolabona (IM)

via Cairoli, 6

+393349341380

[email protected]

 

Instagram:casiglian_dolceacqua

 

Nel 2010, Sofrà Sarleti Luca e la sua compagna Carlotta scelsero la via più difficile, la più nobile: tornare alla terra. Raccoglievano il testimone dei nonni, Fernando e Maria, custodi di ulivi secolari e di una sapienza antica, che intrecciava olio, fiori e qualche filare di Rossese e Vermentino per il consumo di famiglia.

Siamo a Dolceacqua, dove la Liguria si fa stretta, verticale, aspra e luminosa.

Su una collina che guarda il borgo medievale caro ai Doria – oggi gemellato con i Grimaldi di Monte Carlo – nasce il loro progetto agricolo. E nasce con rispetto.

I fiori, pur belli, cedono il passo alla vite: Rossese, prima di tutto, e poi Pigato, piantato con la pazienza di chi conosce il valore del tempo. Il Vermentino, in parte, viene dismesso. Restano gli ulivi, creature nodose e sacre, che disegnano la collina con la grazia rude delle cose durature.

L’intera tenuta dialoga con la luce e con il mare. Lo sguardo corre lungo la Val Nervia fino a perdersi nella linea azzurra dell’orizzonte.

Carlotta, da parte sua, ha voluto riportare in vita anche la memoria dell’infanzia. A Isolabona – borgo che pare uscito da un’acquaforte rinascimentale – rivivono oggi gli ulivi dei suoi nonni, silenziosi e testardi come la Liguria più vera.

È lì, tra terrazze scoscese e impraticabili a ogni macchina, che l’agricoltura si fa eroica.

Il termine non è un vezzo, ma una constatazione. Ogni zolla è frutto di mani, di fatica, di rispetto.

Diserbo zero. Trattamenti minimi. Nutrizione naturale.

Le olive tutte Taggiasca, vengono raccolte ancora verdi, quando la giovinezza è un pregio. Ne nasce un olio ricco di polifenoli, elegante, sano, dall’acidità bassissima.

Oggi è considerato tra i migliori d’Italia, come attestano premi e guide. Ma loro non si pavoneggiano. Continuano a frangere entro 24 ore dalla raccolta, come si faceva un tempo, sapendo che la qualità è un atto di umiltà, non di orgoglio.

A Isolabona sorge anche la cantina. Moderna nell’essenziale, antica nel cuore.

Qui si vinifica a mano, grappolo dopo grappolo, scegliendo solo ciò che è perfettamente sano. I solfiti sono ridotti al minimo, i tannini domati senza artifizi.

Il legno, in questa visione, non ha spazio. Rossese e Pigato non amano maschere, ma parole gentili.

L’acciaio, sobrio e trasparente, è il mezzo più nobile per raccontarne il carattere.

Il Rossese affina un anno in botte e almeno sei mesi in bottiglia. Non è vino da eternità, ma da verità.

Il Pigato – otto, nove mesi – si fa pronto senza fretta. Nessun imbellettamento. Nessuna arroganza.

Oggi l’azienda è aperta a chi desidera toccare con mano. Vivere un giorno di raccolta, camminare tra i filari, scoprire – senza retorica – cosa significhi davvero custodire un territorio.