Negli anni Sessanta Enzo arriva a Lucignano d'Asso, un pugno di case che guarda il Monte Amiata e respira un tempo diverso, più lento, più ostinato. Compra un appartamento nel borgo e dieci ettari di vigna. Per molto tempo quelle uve prendono la via delle cantine sociali del territorio di Montalcino, un gesto semplice, quasi contadino, dentro una dimensione collettiva in cui il vino è lavoro condiviso e appartenenza.
Oggi il testimone passa al nipote Leonardo. Da quella eredità nasce Ser’Enzo, cantina dedicata al nonno e custodita dentro il paese, parte integrante di Borgo d’Asso, realtà agricola biologica che affianca al vino olio, legumi e pasta. Non è un’operazione nostalgica, ma una continuità viva: ogni vendemmia riapre il dialogo con la terra, ogni annata diventa tappa di un racconto che si costruisce con pazienza, prove, appunti, memoria.
Il rispetto è la loro architrave. Rispetto per il suolo, per le piante, per le persone che lavorano e per chi arriva a visitare. L’idea è semplice e ambiziosa insieme, tenere in equilibrio natura e comunità, senza forzature, senza scorciatoie.
Fare vino, per loro, significa prima di tutto conoscere. Osservare le parcelle, ascoltare le differenze, seguire la biodinamica con spirito curioso e insieme rigoroso, senza dogmi. Tradizione e innovazione non sono poli opposti ma strumenti complementari, la prima custodisce l’identità del borgo, la seconda aiuta a comprenderla meglio e a proiettarla nel presente.
Il lavoro è corale. In squadra si condividono responsabilità, intuizioni, errori e scoperte. Ognuno porta una competenza, una sensibilità, una parte di visione. È in questa trama di relazioni che prende forma un progetto che non vuole essere solo produttivo, ma culturale.
La creatività è la leva che permette di adattarsi, di trovare soluzioni nuove restando fedeli alle radici. L’ambizione non è crescere per misura, ma per significato, lasciare un segno coerente con il paesaggio, rendere omaggio a una storia familiare
e a un territorio che, da decenni, chiede solo di essere ascoltato e interpretato con onestà.
Il Trebbiano, quando è lasciato libero di respirare, smette di essere comprimario.
Con il TRE 2024 di Cantina Ser’Enzo succede questo, la macerazione è lieve ma decisiva, un gesto misurato che aggiunge nerbo senza appesantire.