Danila Pisano

Danila Pisano


 

Via Martiri 64

Soldano (IM)

Tel.3391958000

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danilapisano.com

 

Un vino “marino”. Il Rossese di Dolceacqua è una delle gemme più autentiche del Ponente ligure, un nettare che sa di mare, di terra e di storia. La sua presenza, che risale al 1200, avvolge l’anima della regione con un mistero che forse affonda le radici in lontane terre francesi. Il nome di questo vino si riflette nel borgo che gli dà il respiro, Dolceacqua, un angolo sospeso nel tempo, dove l’ombra del castello dei Doria veglia sul paesaggio, offrendo uno dei panorami più incantevoli che la Liguria possa regalare.

A poco più di un passo da qui, nel cuore del territorio di Apricale, si trova l’azienda agricola Danila Pisano, un angolo di pace dove l’aria si carica del profumo di natura selvaggia, terra di cinghiali e di montagne che sembrano abbracciare il cielo. Era il 1990 quando Danila, insieme al marito che un tempo lavorava come elettricista, decise di lasciare la frenesia di Milano per abbracciare il ritmo lento della vigna, con l’ambizione di riportare in vita gli antichi coltivi familiari. Una scelta che, come un sussurro, sembrava chiamarli verso la terra, verso una vita più semplice, ma anche più autentica.

Da sempre convinta che la chimica non abbia posto sulla tavola, Danila abbracciò da subito l’agricoltura biologica, scegliendo un cammino che sarebbe stato sancito dalla certificazione già nel 1996. I suoi vigneti si snodano su tre appezzamenti che si adagiano tra i 150 e i 250 metri di altitudine, baciati dalla luce di un sole che sembra aver scelto questi luoghi per regalarne ogni sfumatura. Uno di questi appezzamenti, il vigneto Savoia, si trova nel Comune di Perinaldo e gode di un’esposizione a Sud-Ovest: un microclima che sembra perfetto per la viticoltura. Qui, il sole accarezza le viti in tarda mattinata, quando la brezza che scende dalle montagne ha già asciugato la rugiada e inizia a inondare le piante di luce, regalandole calore fino al tramonto.

Il Rossese, come fosse un figlio di questa terra, è allevato ad alberello. Le sue radici, protette dal calore dell’estate, si rifugiano nell’ombra di una chioma che si espande sopra di esse, difendendole dai raggi solari nelle ore più calde. I filari sono disposti con cura, su terrazze sorrette dai caratteristici muretti in pietra, a testimonianza di un’agricoltura che sa di fatica, ma anche di passione e di rispetto per la terra. Intorno a loro, l’uliveto, interamente coltivato con cultivar Taggiasca, che i Benedettini introdussero nel Ponente ligure già nel XII secolo, si estende come un mare di verde argento, in un abbraccio senza tempo tra il cielo e la terra.

Un vino che non è solo un vino, ma un racconto, una storia che nasce dalle mani di chi ha scelto di restare fedele alla terra, di ascoltarne il battito e di tradurre la sua essenza in un sorso che sa di mare e di montagna, di sudore e di poesia.