Foradori

Elisabetta Foradori


Mezzolombardo (TN)

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www.elisabettaforadori.com

 

Elisabetta Foradori e il Teroldego sono legati indissolubilmente da una storia che affonda le radici in secoli di tradizione e che, attraverso la passione di una donna, è arrivata a scrivere un nuovo capitolo. La sua storia è quella di un’interpretazione autentica e profonda del territorio del Campo Rotaliano, un angolo di terra incastonato tra le Dolomiti, dove il vitigno Teroldego ha trovato casa da più di 600 anni. Quando si parla di Teroldego, non si può non pensare a Elisabetta, che con il suo lavoro ha ridato voce e identità a questa varietà, non solo restituendo nuova linfa alla tradizione, ma reinventandola, arricchendola di una visione contemporanea e unica.

Il suo impegno ha avuto inizio in un periodo di grande fermento, con una precisa idea di ciò che il vino doveva essere: non una mera produzione industriale, ma un atto di rispetto e di amore per la terra, per la vigna e per l’uva. Da quel momento in poi, la sua ricerca ha trovato forma in alcuni dei vini più apprezzati e distintivi del panorama vitivinicolo italiano, come il Granato e lo Sgarzon. Il primo, un vino che nasce dall’incontro tra la tradizione e la forza della montagna, e il secondo, un piccolo gioiello che racconta la personalità unica del Teroldego. Ogni bottiglia, ogni sorso, racconta un percorso di esplorazione e di sperimentazione, di quei momenti in cui il vitigno sembra quasi esprimere una propria indole, ribelle ma al contempo docile, capace di trasmettere la forza di una terra senza cedere alle mode del momento.

I vini di Elisabetta Foradori sono espressioni di una ricerca incessante, un lavoro che non si ferma mai, che non è mai del tutto risolto ma che cresce, evolve, si trasforma. La sensazione che trasmettono è quella di una continua evoluzione, quasi come se ogni bottiglia fosse il punto di partenza per una nuova riflessione sul territorio, sul vitigno e sul lavoro in vigna. Non c’è mai una fine nella sua ricerca, ma piuttosto una continua esplorazione del potenziale che il Teroldego e la terra del Campo Rotaliano possono esprimere. Un sogno che è tuttora in cammino, un percorso che, come Elisabetta stessa dice, ha bisogno di pazienza e di tempo per manifestarsi in tutta la sua grandezza.

La sua filosofia è un inno alla natura, ma anche al coraggio di fare scelte controcorrente. La sua adesione alla biodinamica, scelta che non è mai stata una semplice moda, è piuttosto una risposta intima a una domanda più profonda: come fare in modo che il vino possa esprimere al meglio la sua identità, rispettando e assecondando i ritmi della natura? Nel corso degli anni, la sua azienda è diventata un modello di riferimento per chi crede in una viticoltura che si fonda sull’ascolto, sul rispetto per l’ambiente e sulla valorizzazione della diversità che la natura offre. Come scrive sul sito aziendale, "Foradori è, oggi, un’azienda in cammino", una metafora perfetta di un viaggio che non ha una meta definita, ma che è costellato di piccoli, grandi traguardi, frutto della dedizione quotidiana e dell’impegno a lungo termine.

Il lavoro di Elisabetta in vigna si fonda su un profondo rispetto per l’ambiente. Non è una questione di tendenze, ma di una necessità più grande: quella di preservare l’autenticità del luogo e della varietà. La biodinamica non è un semplice metodo, ma un modo di rapportarsi con la vigna come con un organismo vivente, da ascoltare, da comprendere, da accompagnare nel suo processo naturale. “Abbiamo imparato a metterci in ascolto per cogliere le sottili differenze esistenti in natura e a preservare la sincerità del carattere dell’uva nell’espressione del suo luogo d’origine”. In queste parole si riflette il cuore della sua filosofia: un costante sforzo per mantenere intatta l’anima del vitigno, per permettere che l’uva esprima pienamente le sue caratteristiche senza alterarle, ma anche senza costringerle in rigidi schemi. Ogni anno, ogni annata è diversa, e ogni bottiglia racconta la storia di un singolo momento, irripetibile, che nasce dall’ascolto e dall’osservazione.

Questa scelta di lavorare in totale armonia con la natura, di fare il meno possibile in cantina e di intervenire solo quando strettamente necessario, è il segno di una grande maturità e di un'intuizione rara. Elisabetta non cerca il controllo, ma il dialogo con la vigna. Non intende forzare mai la natura a fare ciò che non vuole, ma si preoccupa di assecondare il suo corso, capendo il momento giusto per raccogliere, per vinificare, per far riposare il vino. Così, i suoi vini sono al tempo stesso intensi, eleganti, espressivi, ma sempre veri, senza finzioni. Ciascuno di essi porta con sé l’impronta di un lavoro che è sempre in evoluzione, una ricerca che non si arresta mai.

L’esperienza di Elisabetta Foradori non è solo quella di una grande produttrice di vino, ma di una donna che ha saputo dare nuovo significato a un territorio e a un vitigno, elevandoli alla dimensione della qualità assoluta. Il suo cammino continua, e mentre il tempo passa, il suo lavoro resta un punto di riferimento imprescindibile per chi cerca nel vino un legame profondo con la terra, un segno di autenticità e di passione che si traduce in ogni bottiglia. La sua storia, la sua evoluzione, e i suoi vini sono un invito a entrare in una relazione più intima con la natura, a comprendere i suoi cicli, ad ascoltarla senza fretta, ma con il rispetto di chi sa che il tempo è il vero custode della qualità.