A metà di un viale sterrato, dopo aver percorso due chilometri e mezzo di strada, Bruno ed Elena, due lombardi con il mito dell’Umbria nel cuore, arrivano a Preggio, un piccolissimo borgo arroccato su un colle. Conosciuto per le sue mura medievali che abbracciano il centro del paese, Preggio ospita solo 35 abitanti, una comunità ristretta che conserva il fascino di un tempo lontano. Ma quando Bruno ed Elena vi giungono, è per loro un colpo di fulmine. Non appena mettono piede in questo angolo di Umbria, qualcosa scatta dentro di loro: è il posto più bello del mondo, e non possono fare a meno di credere che qui debba essere il loro futuro.
Quando arrivano, l’Azienda Agricola Biologica Preggio è in totale stato di abbandono. Gli ulivi sono praticamente invisibili, soffocati da un intreccio di vegetazione selvaggia, e i seminativi sono ormai incolti. Ma nonostante il disordine e la fatica che li aspettano, Bruno ed Elena non si tirano indietro. Non si lasciano scoraggiare dal disastro iniziale; anzi, è proprio quel paesaggio apparentemente dimenticato dalla mano dell’uomo a conquistarli ulteriormente. Decidono di dare una nuova vita a questo posto che li ha stregati, e si impegnano a conoscere e rispettare ogni angolo della terra, ogni pianta, ogni dettaglio del paesaggio che li circonda.
La prima grande mossa è quella di pulire e mettere in ordine. E lo fanno insieme a persone che diventeranno parte integrante del loro cammino: Guido, Daniel, Abderrazak, il mitico Pasqui, il "Maestro", sono loro a dare una mano in quei primi momenti di fatica, quando ogni sforzo sembra grande e la sfida è ardua. Ma la determinazione di Bruno ed Elena non conosce ostacoli. Ogni giorno, aiutati da amici e da una crescente passione per la terra, riescono a fare spazio agli ulivi e a riportare alla luce la bellezza di quei terreni che un tempo avevano avuto una vita agricola fiorente.
L’impulso iniziale di recupero della terra si trasforma in un progetto a lungo termine. Iniziano a piantare il vigneto, un primo piccolo vigneto che, pur avendo appena un anno, viene subito definito “il vigneto vecchio”, un nome che diventa simbolo di una passione che cresce. Il terreno è fertile di potenzialità, ma anche di sfide, e così l’anno successivo piantano un altro pezzetto di vigneto, creando quello che chiamano “il vigneto nuovo”. Ogni mossa che fanno è una nuova avventura, e sebbene siano mossi principalmente dall’entusiasmo e dalla curiosità di chi sta per iniziare qualcosa di nuovo, la voglia di imparare e di migliorarsi non manca mai. Si iscrivono a corsi, seminari e incontri con esperti del settore per capire se stanno davvero facendo la cosa giusta e per correggere il tiro dove necessario.
Dopo aver lavorato intensamente per anni, si rendono conto che ogni passo fatto, anche i più piccoli, li ha avvicinati sempre di più al loro sogno. Il percorso non è stato facile, ma la passione e la dedizione li hanno sostenuti. Oggi, a distanza di quasi 13 anni dal loro primo incontro con Preggio, quando guardano indietro e riflettono su quanto hanno costruito, non possono che sentirsi soddisfatti. Sono riusciti a dare una nuova vita all’azienda, e soprattutto a costruire un legame autentico con la terra, che li ha ripagati con una bellezza che nessuna perfezione formale potrebbe eguagliare.
Nel corso degli anni, hanno scelto con fermezza la strada della qualità, dedicandosi con amore alla coltivazione di uva, olive e alla produzione di olio. Elena, in particolare, è convinta che l’olio che producono sia il migliore del mondo, e nulla potrà mai farle cambiare idea. Ma non si limitano alla produzione di vino e olio. Hanno sviluppato una vera passione per l’apicoltura, creando un miele che racconta la stessa storia di autenticità e rispetto per la natura. Ogni elemento del Podere Agricolo Preggio porta con sé il segno della cura e della passione che Bruno ed Elena hanno investito in tutto ciò che fanno.
E mentre continuano a lavorare con amore per la loro terra, ammettono che nonostante la bellezza di tutto ciò che hanno creato, il posto resta ancora molto meno ordinato e “perfetto” di quanto vorrebbero. Non importa. Quello che conta è che quel posto, quell’angolo di Umbria che li ha accolti e che ha risposto al loro impegno, è ormai parte di loro. È il luogo che, pur nelle sue imperfezioni, continua a regalare loro soddisfazione, emozione e gratitudine. Ed è sempre e comunque il posto più bello del mondo per loro.