Giuseppe Locatelli
Località Colle 3
24060 Castelli Calepio
Tel. 3398862327
Mader vive prima ancora di produrre vino. È una cantina che respira la terra di Calepio, Bergamo, località Bognanga, trecentocinquanta metri di altitudine, e custodisce la memoria dei muri a secco che fermano la collina, delle pergole antiche, delle viti che si aprono al vento e alla luce. Sotto i piedi, argille rosse e bianche, calcare, roccia viva che affiora, suoli morenici che portano l’eredità del ghiacciaio dell’Adamello, in continuità geologica con Franciacorta, Sebino, Valcamonica. L’Oglio scorre più in basso, ma qui la sua presenza è un segno inciso nella terra, un’eco che si sente ancora nei profumi del suolo e nei nervi della vite.
Un ettaro e mezzo appena, eppure ogni filo d’erba, ogni ceppo, ogni grappolo è misura e responsabilità quotidiana. Incrocio Manzoni, Franconia – l’Imberghem bergamasca – Chardonnay, Merlot, e altre uve solo quando l’incontro ha senso, quando non tradisce la logica naturale delle stagioni. Giuseppe Locatelli, vigneron e deus ex machina, osserva prima di intervenire, lascia che la natura detti i tempi, segue senza prepotenza, lavora in biologico senza proclami, senza certificazioni esibite come trofei. Ogni annata è un fatto a sé, detta legge e va rispettata anche quando chiede rinunce.
In cantina Mader non alza la voce. Le fermentazioni spontanee parlano di sé, il pied de cuve accompagna i mosti, i tempi non si accelerano, nulla è filtrato, nulla chiarificato. I vini restano integre, attraversati dalle loro verità, anche quando sono scomode, con la solforosa ridotta al minimo, sufficiente a proteggere senza addomesticare, acciaio e legni stanchi che raccontano la vigna, la stagione, il suolo, e non la mano del cantiniere.
Seimila bottiglie ogni anno: non produzione, ma misura, limite difeso con coerenza. I vini di Mader sono vivi, liberi, giusti, non cercano consenso né indulgenza. Chiedono attenzione, tempo, ascolto. Chi li accoglie scopre che restano, che lasciano traccia come la terra che li ha generati e l’uomo che li accompagna, e allora capisce che Mader non è solo una cantina, ma un organismo che pulsa, che racconta e che continua a vivere attraverso ogni sorso.