Contrada da Ranna 379
91025 Marsala (TP)
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Qui non si racconta solo un’azienda ma una stirpe, una storia in cui la terra non si possiede ma si eredita,si custodisce e si restituisce
Negli anni Trenta, nella campagna marsalese, Vito Giacalone e Giuseppa Genna detta Pinuzza piantano le prime radici,cercano misura più che grandezza, una casa, un malaseno accanto con travi di legno e tegole scaldate dal sole, è lì che prima ancora del vino prende forma un’idea di vita
Sette ettari sparsi tra contrade antiche, nomi che sanno di vento e polvere, agrumi,ulivi ma soprattutto vigna, Grillo, Inzolia e Catarratto, uve schiette destinate al Marsala ma già capaci di raccontare qualcosa di più profondo
La vendemmia è un tempo altro, si parte all’alba con i muli e le mani segnate e si resta tra i filari per settimane, un rito contadino fatto di fatica e di una gioia piena, quasi sacra
Poi il 1942,la frattura, Vito scompare e resta Pinuzza, sola con una figlia e un’azienda da tenere in piedi, non cede, stringe i denti, allarga i confini,chiama braccia,guida uomini, fa vino e lo difende senza rumore
Maria cresce dentro questo respiro e nel 1953 incontra Pietro Pulizzi, enologo, con lui la cantina cambia passo, si amplia, si rinnova, il cemento prende il posto del legno, la tecnica si affianca all’istinto senza mai sostituirlo, il vino trova una voce più nitida, non alza il tono ma si fa riconoscere
Ai figli resta un legame profondo con la terra e negli anni Novanta è Ciccio, il più giovane, a scegliere di continuare, torna tra i filari, cambia gli impianti, riordina le vigne, recupera varietà che rischiavano di sparire non per nostalgia ma per necessità
Due territori, due respiri, la costa con la sua luce minerale dove il Grillo assorbe sale e vento, l’entroterra più severo dove la vite affonda e stringe, qui arrivano anche i rossi, il Syrah e una presenza rara, quasi sussurrata, il Vitrarolo.
Oggi la quarta generazione continua senza rotture, Pietro,giovane enologo ,lavora accanto al padre e sceglie con lui il biologico come gesto naturale, non come bandiera, diciotto ettari coltivati con rispetto tra vigna, ulivo e agrume, un paesaggio intero prima ancora che un’azienda
E poi il nome che ritorna, Pietro Pulizzi come il nonno, dopo anni di prove e silenzi nel 2022 nasce la prima bottiglia con il marchio di famiglia, non è un inizio ma una memoria che ha deciso di restare viva