La sua storia nel vino comincia molto prima degli studi e della professione.
Comincia tra le vigne del nonno materno a Marsala, dove da bambino scopre il ritmo della campagna e il valore del lavoro agricolo. Uno zio enologo e uno zio vignaiolo gli indicano una strada che seguirà naturalmente, fino alla laurea in Viticoltura ed Enologia e alle prime esperienze professionali tra Sicilia, Toscana e Umbria.
La Toscana gli mostra quanto lontano possa arrivare un vino. L'Etna gli insegna da dove nasce.
Quando vi arriva nel 2010 ne resta catturato. Non soltanto dalla viticoltura, ma dal carattere stesso del vulcano.
Un luogo che sfugge alle definizioni, dove la montagna incontra il Mediterraneo, dove il bosco lascia spazio alla pietra lavica, dove la neve convive con il sole di Sicilia.
Salendo dai paesi verso le quote più alte il paesaggio cambia continuamente, come se ogni curva introducesse un mondo diverso. Vigneti, castagneti, ginestre, antiche colate laviche e muri a secco convivono in un equilibrio che altrove sembra impossibile.
Qui la vite viene coltivata da secoli e generazioni di contadini hanno strappato alla montagna piccoli fazzoletti di terra, costruendo terrazze e muri di pietra lavica che ancora oggi sostengono i vigneti. È una viticoltura fatta di gesti lenti, di lavoro manuale e di una conoscenza tramandata più attraverso l'esempio che attraverso i libri.
Nel 2018 Fabio Signorelli dà forma al proprio progetto agricolo acquistando una vecchia proprietà in Contrada Bardazzi, nelle campagne a monte di Linguaglossa.
Bardazzi è il cuore della sua azienda. Il luogo in cui si intrecciano casa, vigne, lavoro quotidiano e futuro.
Un piccolo altopiano sul versante nord-est dell'Etna, tra i 550 e i 620 metri di altitudine, dove la luce del mattino arriva presto e il vulcano accompagna il passare delle stagioni. I terreni, formati da antiche lave evolute nel corso di migliaia di anni, sono sabbiosi, ricchi di pietra e capaci di offrire alle radici profondità e libertà.
Attorno a Bardazzi, e in altre contrade tra Linguaglossa, Castiglione di Sicilia e Randazzo, Fabio Signorelli coltiva piccoli vigneti antichi, spesso ad alberello, custodendo un patrimonio agricolo che appartiene prima di tutto alla storia contadina dell'Etna.
La sua è una viticoltura tradizionale, rispettosa dei modi e dei tempi che hanno costruito questi paesaggi. Una viticoltura fatta di osservazione e presenza, che cerca di favorire gli equilibri naturali riducendo al minimo gli interventi. Ogni vigneto viene interpretato per ciò che è, ogni pianta seguita nella sua individualità, ogni vendemmia accolta senza forzature.
Anche in cantina prevale la ricerca della semplicità: fermentazioni spontanee, macerazioni delicate, affinamenti pazienti.
Il vino viene accompagnato, non indirizzato, lasciando che ogni annata trovi la propria voce.
L'idea che guida il lavoro di Fabio è quella di produrre vini che appartengano pienamente all'Etna.
Non vini costruiti attorno a un modello o a un gusto prestabilito, ma vini capaci di conservare il carattere delle vigne da cui provengono. Per questo ogni parcella viene ascoltata prima di essere interpretata, ogni vendemmia accolta per ciò che è.
Il resto lo fanno il vulcano, l'altitudine e il tempo. Fabio cerca soltanto di non interrompere il dialogo.