Via Frascati Colonna 29
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Ci sono territori che non hanno bisogno di essere scoperti. Hanno bisogno di essere ascoltati.
Il Lazio è uno di questi. Per troppo tempo il suo vino è rimasto prigioniero di racconti frettolosi, schiacciato tra il peso della storia e la comodità dei pregiudizi. Eppure, chi attraversa i Castelli Romani senza fermarsi perde una delle geografie più antiche del vino italiano. Colline nate dal respiro dei vulcani, suoli di tufo e pozzolana, vigne che convivono con ulivi, boschi e borghi da secoli. Qui la vite non è arrivata con il mercato.
C'era molto prima. La famiglia Costantini appartiene a questa storia.
Non quella delle etichette, ma quella delle persone che hanno scelto di dedicare la propria vita alla vite, imparando che ogni vendemmia ricomincia da zero e che nessuna esperienza mette al riparo dall'imprevisto. Lorenzo Costantini questo mestiere lo conosce da sempre. Da enologo ha accompagnato aziende, interpretato territori e osservato il Lazio con uno sguardo che non si è mai lasciato condizionare dalla reputazione delle denominazioni. Perché un grande vino non nasce dal prestigio scritto su una fascetta. Nasce quando un luogo trova qualcuno disposto a comprenderlo.
Borgo del Cedro prende forma nel 2019 con Sara e Giulia. Potrebbe sembrare una nuova azienda. In realtà è il momento in cui una storia cambia voce. Le figlie raccolgono un patrimonio di conoscenze costruito in famiglia e scelgono di trasformarlo in un progetto che porta la loro sensibilità, il loro tempo e il loro modo di abitare la terra.
Non è una sfida generazionale. È una continuità. Accanto a Lorenzo e Fulvia, Sara e Giulia costruiscono una cantina che guarda avanti senza dimenticare da dove proviene. Lo fanno senza rincorrere scorciatoie, perché il vino conserva ancora una qualità rara, costringe ad avere pazienza. Nessuna strategia di mercato può accelerare il ritmo con cui cresce una vite.
Gli otto ettari di Borgo del Cedro si distribuiscono tra Monte Porzio Catone, Monte Compatri e Roma. È un paesaggio modellato dal fuoco molto prima che dall'uomo. I terreni vulcanici custodiscono una memoria profonda che continua a emergere nei vini con una naturalezza che non ha bisogno di essere spiegata. Montepulciano, Syrah e Malvasia Puntinata dialogano con questi suoli senza forzature, cercando ogni anno un equilibrio diverso, perché la natura non conosce repliche.
Coltivare qui significa assumersi una responsabilità.
Per questo Borgo del Cedro ha scelto fin dall'inizio una viticoltura attenta all'ambiente e alle varietà che appartengono a questa terra. Non per aderire a una tendenza, ma perché un paesaggio si difende prima con le pratiche quotidiane che con le dichiarazioni d'intenti. La sostenibilità, quando è autentica, non ha bisogno di essere raccontata. Si riconosce da ciò che rimane vivo dopo ogni vendemmia.
Il progetto nasce nel momento in cui la Doc Roma inizia a cercare una propria identità contemporanea. Sara e Giulia scelgono di credere in questo percorso senza aspettare che siano altri a definirne il valore. È un gesto che richiede fiducia, perché investire su un territorio significa accettare anche la responsabilità di rappresentarlo.
Il vino, in fondo, è questo.
Non un esercizio di stile. Non un prodotto costruito per piacere a tutti. È il punto d'incontro tra una famiglia, una terra e un tempo preciso. Se uno di questi elementi manca, resta soltanto una bottiglia.
Borgo del Cedro nasce invece dall'incontro di tutte e tre queste cose. Una famiglia che continua a mettersi in discussione.
Un territorio che aspetta ancora di essere compreso fino in fondo. Una nuova generazione che ha scelto di non cercare altrove ciò che aveva già sotto i piedi.
Perché il futuro del vino non appartiene ai luoghi più celebrati. Appartiene a quelli che hanno ancora qualcosa di vero da dire.