L’azienda oggi è un regno, ma non uno qualunque, è il regno di Fausto Andreis, un uomo che ha fatto della sua vita un inno alla passione per il vino e per la terra che lo nutre. Fausto non è semplicemente il proprietario di un vigneto, è il custode di una tradizione che affonda le radici nei secoli, ma che nel suo cuore si è rinvigorita, come una pianta che resiste ai venti più forti. Noto in tutto il Savonese per la sua personalità fuori dalle righe, qualcuno ha avuto la poesia di chiamarlo “l’anarchico del Pigato”, una definizione che rende bene l’idea di un uomo che non ha mai voluto conformarsi, ma piuttosto ha cercato di seguire una strada tutta sua, che riflettesse la sua visione profonda e genuina del vino.
Quando gli si chiede dell’età, Fausto non parla di numeri, ma di esperienze. "Ho fatto 60 (o più) vendemmie", risponde con un sorriso che è più di una battuta, è un viaggio attraverso il tempo, un invito a comprendere quanto la sua vita sia stata intrecciata con quella della vigna. Ogni vendemmia per lui è stata una lezione, un’opportunità di crescere, di imparare e di innovare, pur restando fedele a un metodo che ha sempre rispettato le radici più antiche della tradizione vinicola. Fausto non è un uomo che si adatta alle mode. È, piuttosto, un uomo che le crea, e questa sua attitudine si riflette nel modo in cui ha dato nuova vita al Pigato, il vitigno simbolo di questa terra.
Fu proprio Fausto, ormai più di quindici anni fa, a riscoprire e a riportare in auge uno dei metodi più antichi e complessi di vinificazione: il metodo tradizionale del Pigato, che prevedeva lunghe macerazioni sulle bucce, proprio come si faceva con i grandi rossi. Con il suo Spigau Crociata, Fausto non ha solo creato un vino, ma ha ridato dignità a una tradizione che rischiava di svanire nell’oblio, conservando e reinterpretando l’essenza di un vino che oggi, con il passare degli anni, è diventato quasi un culto. Ogni annata che passa porta con sé un carattere unico, un’identità che cambia, si evolve, ma che non perde mai la sua radice, il suo legame con la terra e con il mare.
In una conversazione, Fausto condivide il suo pensiero sul concetto di "tipicità", un concetto che per lui è un equilibrio delicato tra pregi e difetti. “La tipicità è un insieme di pregi e difetti. È buona se i pregi sono più numerosi”, afferma con il suo stile diretto e sagace. Ma c'è un aspetto che lo infastidisce profondamente, una moda che lui considera pericolosa, quella della “bananalizzazione” dei vini. “Ormai siamo arrivati al paradosso che c’è chi sostiene che il profumo di banana sia tipico del Pigato, e quindi, essendo tipico, è buono. Io cerco di fare vini come si facevano prima che arrivasse questa ‘bananalizzazione’”, dice con una punta di ironia. Un richiamo a un'epoca in cui il vino non era influenzato da tecniche industriali e mode passeggere, ma seguiva il ritmo della natura, senza trucchi o artifici. Fausto non vuole che il suo vino sia banale, vuole che sia autentico, ricco di sfumature, come il paesaggio che lo circonda.
Accanto al Pigato, Fausto ha sempre coltivato con dedizione le altre varietà classiche della Riviera di Ponente: il Vermentino e il Rossese. Tre vitigni che non sono solo il cuore pulsante della sua azienda, ma anche un omaggio alla terra, ai suoi venti, al mare che accarezza la costa e alle montagne che vegliano silenziose sopra di essa. Il Vermentino, fresco e minerale, sa di sale e di mare, mentre il Rossese, più complesso e strutturato, racconta di terre più lontane, di un’ardente passione per il vino che si è persa tra i secoli. Ogni bottiglia è come una pagina di un libro scritto dalla natura, e Fausto, con la sua esperienza, è l’autore che racconta questa storia senza mai smettere di cercare nuove verità.
La sua gamma di vini non è solo una collezione di etichette, ma una dichiarazione di intenti: fare vino come si faceva un tempo, con passione, con rispetto e con l’amore per la terra che ci dona ogni frutto. Vini che parlano di chi li ha fatti, di chi li ha vissuti, di chi li ha attesi e amati. Ogni bottiglia è il racconto di un’annata, di una stagione, di un’emozione che si fa liquido, che si trasforma in qualcosa che non è solo un piacere per il palato, ma un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, che racconta la bellezza di una terra che non smette mai di stupire.