L'azienda agricola Carussin è un angolo del Piemonte dove la tradizione vitivinicola non solo viene preservata, ma viene fatta vivere attraverso un profondo rispetto per il territorio e un impegno sincero verso la qualità. A guidarla sono Bruna e Luigi Garberoglio, insieme ai figli Matteo e Luca, che si fanno custodi di un sapere che affonda le radici in una cultura antica, ma con lo sguardo rivolto verso il futuro. E, come Luigi Veronelli avrebbe certamente apprezzato, questa è un’azienda che non si limita a produrre vino, ma che si fa “testimone della terra e della sua gente”, in perfetta simbiosi con l’ambiente che la circonda.
Bruna, con il suo sorriso solare e il suo legame profondo con la natura, è il cuore pulsante dell’azienda. Ma è Luca, con il suo spirito curioso e innovativo, che ha portato nuove idee, come la birra artigianale Clan!Destino e l’agribar Grappolo contro Luppolo, progetti che si inseriscono in un’idea di diversificazione che arricchisce il paesaggio sensoriale di Carussin. La filosofia della famiglia, però, si radica profondamente nella viticoltura biologica, una scelta che, come Veronelli amava ripetere, è un “atto di verità” e una “manifestazione di rispetto” verso la terra e i suoi cicli naturali. Dopo aver ottenuto la certificazione biologica, la famiglia ha deciso di abbracciare la viticoltura biodinamica, un passo che rappresenta, nelle parole di Bruna, “un passo naturale”, in sintonia con quella cultura del vino che non è mai fine a sé stessa, ma parte di un disegno più grande, che include la cura per il suolo, la biodiversità e il benessere di chi la abita.
Ogni vigneto di Carussin racconta una storia di conoscenza e di passione. La Barbera d'Asti La Tranquilla, per esempio, porta il nome del terreno di provenienza: un terreno calcareo, di natura più povera rispetto agli altri terreni argillosi dell’azienda, che in modo quasi ironico ha ricevuto il soprannome di “La Tranquilla” per la sua scarsa capacità di produrre. Eppure, da questa terra viene un vino di grande intensità e carattere, che come ha scritto Veronelli, “è grande quando non rinuncia a concedersi” e si fa portavoce della sua autenticità.
Anche il vitigno “Carica l’asino”, una varietà rara a bacca bianca recentemente riscoperta, è frutto di un’idea di recupero della biodiversità, di un amore per la terra e per le varietà autoctone che troppo spesso sono dimenticate. Questo lavoro di recupero e di sperimentazione è una vera e propria “resistenza culturale”, per usare le parole di Veronelli, contro la standardizzazione dei mercati e il pericolo dell’omologazione dei gusti. È un atto di memoria storica, una rivendicazione di identità e un omaggio a una tradizione vitivinicola che non può essere ignorata.
Fuori dalle cantine, l’azienda si apre anche al pubblico con la fattoria didattica “Asinoi, Pane e Coccole”, dove i protagonisti sono una decina di asinelli simpaticissimi, simbolo di un legame profondo con la natura. In un mondo sempre più frenetico, Carussin rappresenta un rifugio dove riscoprire il valore del tempo lento, quello che permette alla vita di crescere con calma, proprio come un vino che ha bisogno di tempo per esprimersi al meglio.
In ogni bottiglia di Carussin, come in ogni bottiglia di vino che Veronelli avrebbe voluto celebrato, c’è un atto di poesia, di amore e di dedizione. Come lui diceva, “Il vino non è solo una bevanda, è una storia che va raccontata con passione, con rigore, ma anche con cuore”. E Carussin, con la sua filosofia e con il suo impegno, è un racconto che si fa vita, terra, e tradizione.