Tiberi Vini Artigianali 🍷

Federico Tiberi


 

Strada Tavernelle-Castiglione della Valle 22

06132 Montepetriolo (PG)

347 1443329 - 333 4104363

[email protected]

 

https://www.tiberiviniartigianali.com/

 

 

C’è un luogo, sulle colline del Perugino, dove la terra non ha mai smesso di parlare alle mani che la lavorano.

A Montepetriolo, a circa trecentocinquanta metri sul livello del mare, una famiglia vive da quattro generazioni nel ritmo antico della coltivazione e dell’attesa. Qui il vino non è mai stato un mestiere separato dalla vita, è sempre stato gesto quotidiano, necessità silenziosa, continuità.

Oggi, in cantina, si incontrano tre generazioni. Non per misurarsi, ma per riconoscersi. L’esperienza osserva, la memoria custodisce, lo sguardo più giovane interroga. Federico Tiberi è dentro questo dialogo, non come rottura ma come passaggio.

Da questo incontro nasce una consapevolezza nuova, che non rinnega nulla, fare vino come si è sempre fatto, ma sapendo perché.

I vigneti sono pochi, tre ettari appena, raccolti in una piccola frazione collinare. L’esposizione a sud-ovest regala luce piena e ventilazione costante. Il terreno, ricco di scheletro, drena, costringe le radici a scendere in profondità, a cercare. È una terra che non concede scorciatoie, ma restituisce verità.

In vigna e in cantina non entra chimica. Non per ideologia, ma per coerenza. La natura non viene corretta, viene ascoltata. Il lavoro segue le stagioni e la luna, accetta l’imprevisto come parte del cammino. Ogni gesto è misurato, ogni intervento ridotto all’essenziale. Il vino non viene guidato verso un’idea prestabilita, ma lasciato libero di diventare ciò che può.

Da questa impostazione nascono vini diversi, ciascuno con una propria voce, ma tutti legati allo stesso pensiero.

Alcuni richiedono tempo e silenzio, come il Pistarello Orange, che nasce da uve bianche lasciate macerare senza fretta, affidandosi alla fermentazione spontanea e a travasi fatti seguendo la luna, fino a un’imbottigliatura che arriva solo quando il vino è pronto a stare in piedi da solo.

Altri cercano la via più diretta, come ’I Bianco, dove l’uva raccolta a mano va subito al torchio e il percorso resta lineare, essenziale, privo di deviazioni. È un vino che racconta la semplicità del gesto, senza sovrastrutture.

Ci sono vini che portano con sé il peso e la dignità del tempo lungo, come La Torre Bianco, nato dalle parti più longeve del vigneto e da piante antiche, alcune quasi fuori dal tempo. Qui la fermentazione avviene in modo spontaneo, la macerazione è breve, rispettosa, e ogni passaggio conserva la memoria del luogo da cui proviene.

Il Bianco di Cesare nasce invece da un atto intimo, quasi domestico. Le uve vengono pigiate in vigna con una vecchia pigiatrice manuale, come si faceva quando il vino era prima di tutto un bene di famiglia. Il legno accoglie il mosto, la luna segna l’unico travaso, e l’imbottigliamento arriva senza mediazioni.

Alcuni vini continuano il loro percorso anche dopo la bottiglia. Il Tribulato segue la primavera e i suoi lieviti, senza essere fermato o corretto. È un vino che resta vivo per scelta, non per effetto. Lo stesso accade con il Musticcio, rosato, che nasce da uve pressate direttamente e prosegue la sua strada in modo spontaneo, senza filtri né aggiunte.

Cri Crò, rosso e naturalmente vivace, nasce da macerazioni brevi e da un lavoro semplice, preciso.

Anche qui la rifermentazione è una conseguenza naturale del rispetto dei tempi, non una decisione tecnica.

È un vino che accetta il movimento come parte della propria identità.

’I Rosso è il vino del lavoro quotidiano in cantina: le rotture manuali del cappello, l’attenzione costante, i travasi fatti guardando la luna. Fermenta spontaneamente, matura senza essere spinto, trova equilibrio tra cura e abbandono.

La Torre Rosso richiede invece presenza continua. Le fermentazioni avvengono in tini aperti, le macerazioni sono più lunghe, il gesto è ripetuto ogni giorno. È un vino che chiede ascolto e restituisce profondità, senza mai perdere il legame con la terra.

Il Rosso di Cesare chiude idealmente il cerchio. Nasce dalle vigne più longeve, da poche uve raccolte a mano, fermentate nel legno e lasciate maturare lentamente in vecchie botti. Non c’è nulla da aggiungere e nulla da togliere. È un vino che non cerca spiegazioni.

Così, a Montepetrolo, il lavoro di Federico Tiberi continua una storia familiare fatta di terra, pazienza e rispetto. Qui il vino non è mai un prodotto da definire, ma una presenza da ascoltare. È tempo che prende forma, memoria che continua, tradizione che non si conserva nei ricordi, ma si pratica ogni giorno.

 

 

 @officinaenoica🍾