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In Valle dâItria ci sono storie che crescono come le pietre dei muretti a secco, una sopra lâaltra senza colla nĂŠ rumore. Quella di Roberto Lasorte e Stephanie Cuadra ha questa natura quieta, fatta piĂš di ritorni che di partenze. Roberto appartiene a queste colline da sempre, da quando ragazzo passava le estati nella masseria di famiglia sopra Martina Franca. LĂŹ ha imparato che la luce può diventare ombra in un attimo e che il vento, se lo ascolti, racconta piĂš di quanto sembri. Stephanie invece arriva da lontano, ma la sua strada verso il vino è stata decisa e nitida. Nel 2016 ha costruito un ponte sottile e resistente tra lâItalia, la Spagna e gli Stati Uniti, scegliendo di portare oltreoceano solo bottiglie nate da mani che lavorano la terra con rispetto.
Le vite dei due si sono intrecciate come due tralci che trovano il loro sostegno lâuno nellâaltro. E la terra, quando è pronta, chiama. Un appezzamento di vigna minuscolo, quasi un punto sulla carta, ereditato come si eredita un gesto antico. Quattrocento metri di respiro, suoli chiari, una luce che rimbalza e unâaria che sa di erbe secche e pietra. Qui hanno deciso di togliere tutto il superfluo e puntare al cuore delle cose. Un solo vino, bianco, figlio di questa valle che non ama la fretta.
La cantina ancora non esiste. Per ora câè un luogo preso in affitto, un riparo provvisorio dove la fermentazione compie il suo rito. Ma il vino, quello sĂŹ, è giĂ definitivo. Ha il passo asciutto di chi conosce la strada e non teme i silenzi. Nel bicchiere ci parla la terra prima ancora che la mano dellâuomo. Non câè trucco, non câè abbellimento, solo il timbro nitido della Valle dâItria.
Il ritorno a Martina Franca non è stato soltanto una scelta agricola. à un gesto che custodisce una memoria familiare. Durante i momenti piÚ difficili della malattia del padre di Roberto questa terra è stata una cura. Riacquistare il pezzo di vigna che apparteneva a lui è diventato un modo per tenere accesa una continuità affettiva, come un lume che non si lascia spegnere.
Roberto e Stephanie portano con sĂŠ unâenergia che contagia. Hanno una visione limpida, quasi ostinata nella sua semplicitĂ . Insieme sembrano generare scintille, quelle che nascono quando la passione incontra la responsabilitĂ verso un territorio. La loro non è una storia di ambizione ma di fedeltĂ . Fare poco, farlo bene, ascoltare la terra, rispettare ciò che câera prima di loro.
La cantina arriverĂ quando sarĂ il momento. Intanto il loro vino è giĂ una dichiarazione. Racconta un ritorno, una promessa mantenuta, una radice che non si spezza. Racconta la Valle dâItria con una voce che non chiede nulla, solo di essere riconosciuta.Â
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