Il vino come scelta, non come mestiere.
Giovanni Lanciani non è solo un vignaiolo: è un custode, un guardiano di un territorio antico e prezioso. Ha scelto di restare, non per necessità, ma per vocazione. Ha scelto di restare, perché sa che il vino non è semplicemente il frutto della terra, ma il racconto di chi sa ascoltarla, di chi ha il coraggio di coglierne ogni sfumatura.
Nel cuore della Valtellina, tra i monti che sembrano voler sfidare la gravità stessa, Giovanni recupera 2.500 metri quadrati di vigneti terrazzati, quelli che si arrampicano come una matassa di vite sui pendii impervi di Poggiridenti. Qui, dove la fatica è la costante compagna, dove la mano dell’uomo è ancora decisiva per ogni passo, nasce la sua scelta di vita: un ritorno alle radici, un atto di amore per la terra che si traduce in un lavoro che è poesia, dedizione, passione.
Con l’umiltà di chi sa che solo il tempo può forgiare la qualità, Giovanni ristruttura la piccola cantina dei suoceri, risalente al 1750. È qui che nasce la Carteruola, un nome che evoca il passo lento, la lentezza della montagna, la sua verticalità e la pazienza, quella che serve per fare vino, e non semplicemente per produrlo. Il nome che accompagna ogni bottiglia è un tributo a una tradizione che si intreccia con il futuro: l’amore per un territorio che non si arrende.
La cantina si sviluppa su due livelli: al piano superiore, la tinaia, luogo di incontri segreti tra uva e fermentazione; al piano inferiore, le botti e le bottiglie in affinamento, il cuore pulsante del vino che matura, cresce, si prepara a raccontare la sua storia. Ogni gesto, ogni movimento, ogni scelta è curato con una precisione quasi maniacale, ma sempre guidato dal rispetto per la vigna e per il suo tempo.
La vinificazione, tutta artigianale, è un atto che non prevede scorciatoie. Non ci sono coadiuvanti enologici, non c’è chiarifica, non ci sono interventi che possano alterare la purezza del frutto. Solo uva, tempo e una dedizione che è più un’arte che un mestiere. Le fermentazioni avvengono spontaneamente, come un dialogo tra la natura e l’uomo che sa ascoltarla. La macerazione, lunga e paziente, dura tre settimane in vasche di acciaio, e poi il vino riposa per un anno in botti di rovere, dove si arricchisce di quella struttura che lo renderà capace di raccontare il territorio, di raccontare la storia di ogni grappolo, di ogni stagione.
Giovanni segue personalmente ogni fase del processo, dalla gestione agronomica alla vinificazione, fino all’imbottigliamento. Con discrezione e intelligenza, ha imparato a non forzare la vigna, a rispettarla, a capirla. La sua è una conoscenza profonda, che non si acquisisce in pochi anni, ma che è il frutto di una relazione che dura nel tempo, di un legame che cresce giorno dopo giorno.
Fin da oggi Giovanni ha prodotto un solo vino, lo Schiribìz, IGT Alpi Retiche Rosso da uve Chiavennasca, una varietà autoctona che racconta la storia di un popolo e di una terra che non smette mai di affascinare. Un vino che è espressione pura di questo angolo di Valtellina, che nasce da una terra che non regala nulla, che chiede solo rispetto. Da quest’anno, inizierà a produrre anche Inferno, uno dei cru più prestigiosi della Valtellina, il cui nome è già di per sé un richiamo alla forza della natura e alla fatica umana. L'Inferno nasce da vigneti situati su ripidi terrazzamenti, dove ogni grappolo è curato con un’attenzione maniacale, dove il suolo, ricco di minerali, conferisce al vino una complessità e una profondità che lo rendono unico. È un vino che nasce dalla passione, dal lavoro paziente, dalla costante ricerca della qualità, e che ogni anno si fa testimone del nostro legame con la terra.
Carteruola è un gesto agricolo, un atto di umiltà e di grandezza allo stesso tempo. Una traiettoria personale che attraversa terreni antichi e cantine di paese, ma anche il desiderio di restituire al vino la sua voce più autentica. Il vino che Giovanni produce non è il frutto di una produzione industriale, non è il risultato di un mercato da soddisfare, ma è la somma di conoscenza, fatica e passione, il frutto di un amore profondo per la terra e per i suoi frutti.