Via valcastellana 33
21021 Angera (VA)
Tel: 0331-930928
Cascina Piano. Voci di lago, mani nella terra.
Sul lato lombardo del Lago Maggiore ad Angera, c’è una vigna che guarda l’acqua ma pensa alla terra. Si chiama Cascina Piano, e nonostante il nome, cammina in salita.
È fatta di ronchi, quei pendii affaticati dal sole e dalla storia e di una visione testarda che ha preso forma nel 2003, quando Franco, uomo schivo e paziente, ha deciso che quel paesaggio meritava vino. Non un vino qualunque. Un vino che sapesse parlare il dialetto del posto, che conoscesse i vecchi vitigni per nome e potesse raccontarli senza nostalgia. Così è nato un progetto che sa di avanguardia e di radici insieme: primo a credere nella dicitura “Ronchi Varesini”, ma con lo sguardo sempre più avanti, verso nuove varietà da riscoprire, nuove strade da disegnare.
Franco non ha mai avuto bisogno di alzare la voce. Lavora con la misura di chi ha visto passare stagioni buone e altre meno, e da ognuna ha imparato qualcosa. La sua idea di vino è onesta, rispettosa, concreta. Cammina tra i filari come se fosse casa, e in un certo senso lo è. Accanto a lui, oggi, c’è Francesca, sua figlia. Porta con sé un passo nuovo: più giovane, più aperto, ma radicato nella stessa terra. Non è solo un passaggio di testimone, è una complicità. Francesca ascolta molto, osserva tutto, e quando agisce lo fa con precisione e cura. Non ha bisogno di staccarsi per farsi riconoscere: si intreccia, si incastra, come i rami della vite potati con intelligenza. Insieme hanno trasformato Cascina Piano in una realtà viva, coerente, in movimento. Non si limitano a produrre: custodiscono, selezionano, ripiantano. Lavorano con Ampelidea, affiancandosi a chi fa ricerca seria in campo e in cantina. Ma nessuna tecnologia offusca la loro intenzione: il vino deve restare un’espressione limpida di questo territorio — dei ronchi, del lago, dei venti che s’infilano tra le vigne.
Anche le etichette parlano: raccontano di affreschi del territorio, di nomi antichi ripescati nella toponomastica, di detti e filastrocche in dialetto stampate sulle bottiglie come piccoli amuleti. Il vino qui è parte di un racconto più grande, e ogni bottiglia è una pagina da leggere, magari lentamente.
Franco ha la memoria delle mani, sa quando intervenire, quando aspettare. La sua autorità è quella dei gesti ripetuti, dei silenzi pieni di significato. Francesca ha la traiettoria del cuore, guarda avanti, cerca equilibrio ma non mediazione, e porta una sensibilità nuova che non cancella ma arricchisce.
Quando li incontri insieme, ti accorgi che non si somigliano nei tratti, ma nei gesti. Si dividono il lavoro come si divide un filare al sole e uno in ombra. Non si sovrappongono, si completano. Non parlano di strategie, ma di cura, ascolto, prova.
Ecco cos’è Cascina Piano, alla fine: un luogo dove il vino si fa in famiglia, ma non per abitudine. Per affinità. Per una forma di amore paziente, che non ha bisogno di dichiararsi ma si sente in ogni bottiglia.