Vite ad Ovest

Vincenzo Angileri


Contrada Amabiliana 519

91025 Marsala (TP)

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All’estremo ovest della Sicilia la terra guarda l’Africa e il vento non smette quasi mai di muoversi tra i filari. Qui nasce Viteadovest, un progetto che affonda le radici in una storia familiare e in un paesaggio agricolo che da secoli vive di vite.

L’azienda prende forma dall’unione dei vigneti di due famiglie, Portelli-Puleo e Angileri. Cinque ettari sparsi tra i territori di Marsala e Mazara del Vallo, distribuiti in sei contrade diverse dove la vite cresce da più di un secolo. Sono vigne basse, per lo più allevate ad alberello, abituate al vento e alla luce dura di questa parte di Sicilia. Qui le rese restano contenute e il lavoro segue ancora gesti antichi, quelli imparati in campagna molto prima che il vino diventasse un racconto di moda.

Per lungo tempo queste famiglie hanno fatto ciò che facevano molti contadini del territorio. Coltivare l’uva e vendere il vino sfuso alle botteghe o agli stabilimenti del Marsala. Era un’economia semplice, legata a doppio filo a una storia più grande di loro. Perché da queste parti il vino ha attraversato i secoli insieme ai popoli che sono passati da questo lembo di terra.

Da Mothia a Lilibeo fino alla Marsala di oggi, questo è sempre stato un luogo di scambi e di passaggi. Fenici, romani, arabi, poi normanni, angioini, aragonesi e borboni. Infine gli inglesi, che nel Settecento capirono il valore di quel vino dorato capace di viaggiare per mare. Con il Marsala iniziò una nuova stagione per il territorio, fatta di commerci e di cantine che trasformarono queste pianure ventose in uno dei luoghi simbolo del vino mediterraneo.

Dentro questa storia si colloca anche il cammino di Viteadovest. Per anni il legame tra vigna e cantina si era spezzato. Le uve partivano altrove e il vino prendeva altre strade. Poi nel 2013 arriva la decisione di riprendere quel filo. Le esperienze accumulate nel tempo come enotecnici, padre e figlio, diventano il punto di partenza per tornare a fare vino partendo dalle proprie vigne.

Il paesaggio qui alterna pianure ampie a rilievi leggeri che raramente superano i duecento metri. I suoli sono per lo più argillosi, di medio impasto, e il mare resta sempre vicino, anche quando non si vede. È lui, insieme al vento, a dettare il ritmo dell’agricoltura e le forme di allevamento.

In campagna la scelta è quella di non forzare la terra. Niente diserbo chimico, niente prodotti di sintesi. Per proteggere la vite si usano solo zolfo in polvere e, quando serve davvero, zolfo e rame. Il resto è lavoro, attenzione e tempo. La consapevolezza che il vino nasce dall’equilibrio tra chi coltiva e ciò che lo circonda.

Anche in cantina l’idea resta la stessa. Le uve vengono raccolte e lavorate insieme, in uvaggio, cercando fin dall’origine quella complessità che nasce dalla convivenza delle varietà. La fermentazione parte da sola, grazie ai lieviti che arrivano dalle bucce e dall’ambiente della cantina.

Viteadovest è questo ritorno alla continuità tra terra e vino. Un piccolo pezzo di Marsala che prova a restare fedele alla propria storia mentre continua a guardare il mare.

 

 

 

 

 

 

 

 

Numero 73 Perpetuo nasce da una storia che non ha un inizio preciso e non cerca una fine.                            Una botte madre che affonda le sue radici nel 1973