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LocalitĂ Lenzuolo Bianco, 4 Oslavia,Â
Gorizia (GO), Italy
Tel: +39 331 1760121 Ivan Sosol
Tel: +39 349 3433686 Mariano Sosol
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Câè un ragazzo a Oslavia, un piccolo angolo di mondo dove le terre si mescolano, i confini sbiadiscono e la storia si confonde con la terra. Si chiama Ivan Sosol, e il suo nome suona come unâeco lontana, che risuona tra le pietre dei confini che segnano il Collio e il Brda, luoghi che un tempo erano divisi dalla guerra e oggi sono uniti dalla vita che germoglia sotto il cielo di unâaltra era. Ivan è uno di quelli che ha scelto di restare, di non fuggire altrove, ma di radicarsi in questo lembo di terra come se fosse il primo e lâultimo posto al mondo.
La sua casa si trova in via Lenzuolo Bianco, una strada che sembra chiamare la pace, un nome che porta con sĂŠ il respiro di unâepoca antica, segnato dalle cicatrici di un conflitto che ha lacerato il cuore dell'Europa. Nella sua casa, però, câè un segno sottile e ostinato che sfida il rumore della storia: un muro bianco, lâunico rimasto in piedi dopo lâorrore della Prima guerra mondiale, il colore della speranza, del ritorno alla vita, di una promessa che non si è mai spenta. Un muro che sembra stendersi al sole come un lenzuolo bianco, come se fosse il desiderio di lavare via il dolore, di purificare lâaria e la terra.
Nel 2019, Ivan ha raccolto quella promessa di pace e lâha piantata nel terreno. Non per moda, nĂŠ per una rivalsa generazionale che avrebbe potuto cercare di cancellare il passato. No, Ivan ha scelto di farlo per amore, per un amore che non è solo per la terra, ma per tutto ciò che essa porta con sĂŠ: la memoria, le radici, la fatica di un mestiere che si tramanda, silenzioso e solenne. PerchĂŠ quelle zolle di terra portano con sĂŠ il nome del nonno, Milano Gravner, un nome che evoca storie di viti e di vini, di terra e di sudore, di un tempo in cui il vino si faceva con lâanima. E ci sono anche le mani del padre, quelle mani che hanno fatto crescere la vigna e lâamore per essa, aggiungendo filari, ampliando i confini di un sogno che ora ha preso forma.
Ivan ha fatto come lâacqua che scava, non con la fretta dellâimpatto violento, ma con la pazienza che arriva solo dal cuore della terra. Ha iniziato con un podere, come un seme che germoglia, e ha aggiunto appezzamenti, acquistando e affittando terreni che sapeva di poter curare, sorvegliare con lâocchio e con le mani, fino a custodirne dieci ettari, dieci ettari che raccontano una storia di dedizione, di attesa, di rispetto per un lavoro che non conosce scorciatoie.
A chi gli chiede se non siano troppi, per un giovane, per un ragazzo che ha tutto il futuro davanti, Ivan risponde con il silenzio dellâosservazione, quella pazienza che non ha bisogno di parole, ma che si fa segno nella cura delle sue vigne, nei giorni che scorrono come fiumi di memoria e di sudore. PerchĂŠ è solo osservando con attenzione che si impara a far parlare la vigna, a leggere i segni che essa lascia. Ă solo ascoltandola, con quellâorecchio sensibile che non è fatto di cera, ma di esperienza, che si capisce quando il vino è pronto a farsi bere, quando il tempo ha fatto il suo corso, quando ogni fermentazione è giunta a compimento.
Dâestate, da ragazzo, Ivan passava il tempo dallo zio Franco, un altro nome che il Collio conosce bene. LĂŹ ha visto, annusato, toccato il lavoro che scivolava dalle mani degli uomini nella tradizione, nella ripetizione quotidiana di gesti antichi e sacri. Ha pulito tini, travasato vino, ha respirato lâaria che sa di fermentazione e di tempo. Non è stato solo un apprendistato: è stata una nascita lenta, un passaggio che non conosce fretta, ma che scava nella carne e nellâanima. Un legame che si è fatto carne e spirito, radici e foglie.
Nel 2019, la prima vinificazione. Nella vecchia cantina del nonno, quella che aveva smesso di respirare da troppo tempo, ma che Ivan ha ridato vita, per riprendere il dialogo con il passato, per fare memoria e rendere omaggio a ciò che fu. Furono 2.500 bottiglie, poche, ma giuste. Il mercato, che spesso non sa cosa cercare, questa volta ha visto con chiarezza. Oggi, Ivan produce 15.000 bottiglie. Ma non è la quantità che lo interessa. Non è la corsa al numero, alla fama. Ivan non rincorre il mercato, rincorre la verità .
La verità del vino che sa di macerazioni lunghe, di torbidità limpida, di tagli pensati col cuore, con la memoria del passato che affiora nel presente. Non è nostalgia che si respira nei suoi vini, è una necessità . PerchÊ, come diceva Luigi Veronelli, "solo tornando indietro possiamo andare avanti". E Ivan, con il suo amore per la terra e per il vino, ha trovato la strada che unisce passato e futuro. Un cammino che non tradisce, che onora la memoria senza rinunciare all'innovazione.
Con il padre Mariano come compagno di viaggio, Ivan esplora, sonda i confini del possibile. Aderisce a produzioni sperimentali, spinto dalla curiositĂ di portare il Collio oltre i suoi limiti, ma senza tradirne lâanima. Investire, per Ivan, non è solo un atto economico, ma un gesto di fede nel futuro: nei trattori, nelle cantine, nei sogni che si nutrono di terra e di passione. E soprattutto, Ivan sogna, e i suoi sogni non sono numeri, ma sorsi, momenti di piacere che raccontano una narrazione, quella di un giovane che ha scelto di rimanere e di far parlare la sua terra.
Ivan non vuole essere cercato, non vuole che il suo vino sia una moda da rincorrere. Vuole essere scelto, che chi ama il vino autentico, fatto da chi lo vive nel profondo, riconosca la sua firma. E io, che ho visto molti inizi trasformarsi in ritorni, credo che ce la farĂ . PerchĂŠ tra le vigne di confine, dove il cielo sembra toccare la terra e la storia si mescola con la natura, nascono i vignaioli piĂš liberi, quelli che non hanno paura di guardare avanti senza dimenticare chi sono.
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