Conti Gigli Cervi
Strada della Torraccia, 8
06131 Canneto (PG)
Tel.346 3558483
instagram.com/anticatenutatorraccia
La Torraccia si staglia sul colle come un occhio che non si è mai chiuso. Intorno al ‘300 serviva a guardare lontano, non solo i movimenti dei nemici, ma anche quelli delle merci che scivolavano lungo la valle verso l’Adriatico. Era parte di una rete di torri, un linguaggio fatto di luci e gesti, un segnale che raccontava chi stava arrivando e chi invece si muoveva in silenzio. Le paludi della Val di Chiana restavano lontane, ma la torre ne dominava la soglia, il territorio era un mosaico di acqua, terra e strade antiche.
A metà del ‘400 la sua funzione cambiò. Le mura che avevano contato passi e cavalieri, frecce e segnali, si fecero case, ospitalità, rifugio per famiglie come i Graziani e i Narducci. Chi passava imparava a leggere il paesaggio, le colline che cadono dolci verso la pianura, le pieghe della terra, i venti che cambiano tra le stagioni. La torre rimaneva, immobile e testimone, mentre l’uomo faceva il suo mestiere, seminare, raccogliere, contare giorni e notti, osservare il sole e la pioggia, capire quando muoversi e quando attendere.
Oggi la Torraccia è casa privata, ma il terreno intorno vive ancora di mani, occhi e fatica. L’azienda agricola omonima è condotta con amore e competenza da Isabelle Gigli Cervi, sostenuta dal prezioso aiuto del padre Alessandro e del marito Edoardo. Nell’oliveto secolare, dove Leccino, Frantoio e Moraiolo raccontano ciascuna la propria storia, ogni pianta viene seguita con attenzione, come fosse parte della famiglia. I Conti Gigli Cervi conoscono ogni albero, seguono il ritmo delle stagioni, il momento dell’invaiatura, il passo lento della raccolta manuale. Non c’è fretta, ogni ramo, ogni oliva, viene trattato con cura, e entro sei ore dalla raccolta il frutto diventa olio.
Il paesaggio parla attraverso quel frutto. L’olio ha la voce della terra e del sole, delle correnti d’aria che arrivano dall’Adriatico, del silenzio tra gli alberi e del rumore delle reti stese a raccogliere le olive. Sa del passo lento degli uomini, del sudore sulle spalle, delle mani che conoscono i rami e il frutto. Ogni bottiglia è memoria e disciplina, memoria di un territorio, disciplina di un lavoro che non ammette scorciatoie. Dalla prossima produzione, in etichetta sarà presente un QR code che consentirà di accedere alla tracciabilità genetica dell’olio, una memoria scientifica che affianca quella sensoriale e storica.
In queste colline la natura e l’uomo non si contendono niente, si parlano, si osservano, si correggono a vicenda. La pietra della torre e la polpa delle olive diventano simboli della stessa storia, resistenza, pazienza, rispetto per ciò che cresce e per ciò che resta. E mentre il sole cala dietro le colline, l’olio riposa, pronto a raccontare il territorio, il lavoro e l’attenzione di chi conosce la terra come se fosse parte di sé.