Â
In Sicilia, lĂ dove il vento si ferma un attimo per ascoltare il silenzio degli olivi, câè una collina che guarda il mare con occhi antichi. Si chiama Vallarancia. Terra di scirocco e tramontana, di pietre calde e ulivi secolari.
Ă qui che nasce Tenute Ragonese. Non da un progetto, ma da unâurgenza. Un bisogno profondo. Un ragazzo di trentâanni, Lancillotto Ragonese, decide che quelle piante non possono morire. Non ancora. Non cosĂŹ.
Ă il 2016. Il territorio comunale di Tusa, Sicilia aspra e profonda, è stato ridotto in cenere da incendi feroci. Ma qualche olivo, miracolosamente, si è salvato. Alberi che avevano visto passare i carri, i muli, le latte dâolio col marchio a fuoco e la polvere della stazione ferroviaria di Castel di Tusa. Lancillotto li guarda. Li tocca. Li ascolta.
In quella contrada i suoi antenati coltivavano la terra da oltre due secoli: Benedetto Bella, poi Giuseppe, poi ancora un altro Benedetto. Uomini di pietra e sudore, che portavano lâolio fino a Palermo, in silenzio, come fosse una reliquia.
Poi il buio. La disillusione. Gli anni dellâabbandono. Fino a quel giovane che ritorna e dice: âRicominciamoâ.
Nel 2017, dopo un anno passato a potare, recintare, riaprire sentieri chiusi dalla vegetazione, arrivano le prime 330 piantine. E 100 innesti. Ă un piccolo miracolo agricolo. Ma la Sicilia sa essere madre e matrigna.
Nel 2018, una notte, mani ignote e vili tagliano tutto. Ogni giovane albero, ogni innesto. Come a dire: âVai via, questa terra non è per teâ. Lancillotto non va. Pianta ancora. Moltiplica. Risponde alla violenza con la vita.
Oggi, Tenute Ragonese conta oltre 2.300 piante. Sei cultivar, tutte autoctone: Santagatese, Biancolilla, Verdello, Crastu, Giarraffa, Nocellara dellâEtna. Lâolio è un canto dâidentitĂ , il racconto liquido di una resistenza contadina e civile.
La prima etichetta si chiama âRiserva Vallaranciaâ: un olivaggio delle piante secolari salvate dal fuoco e dalla dimenticanza. Santagatese, Crastu, Giarraffa. Dentro câè il sapore del coraggio.
Il Crastu è un tesoro a sÊ. Cultivar rarissima, impossibile da trovare in vivaio. Allora Ragonese taglia marze dai suoi alberi madri, le innesta su selvatiche, le alleva come figlie. CosÏ rinasce un oliveto gemello, identico agli alberi antichi. Un atto di fede agricola.
Ogni bottiglia viene seguita con la devozione di un artigiano vero. Lâolio viene filtrato, conservato sotto azoto, imbottigliato in laboratorio interno, protetto fino allâultimo giorno. Ogni passaggio â ogni bottiglia â passa tra le mani di Lancillotto almeno cinque volte. PerchĂŠ ogni bottiglia è una storia. La raccolta si fa presto, per salvare aromi e freschezza. La molitura? Sempre entro 12 ore. Sempre a freddo. Le olive vengono tenute al fresco giĂ in campo, su un furgone refrigerato.
La sostenibilità qui non è una moda, ma una pratica quotidiana.
Il terreno è lasciato inerbare spontaneamente. Le erbe vengono trinciate, non tolte: sono nutrimento, non fastidio.
Fitofarmaci e concimi chimici non entrano. Lâagricoltura è biologica, anche se la carta non lo dice: perchĂŠ la coscienza pesa piĂš della certificazione. Lâacqua viene usata solo dove serve, goccia a goccia, guidata da una centralina connessa a satellite.
Lâenergia è solare, domani anche eolica. I trattori a scoppio saranno sostituiti da elettrici. Un passo alla volta, ma ogni passo è deciso. Il cambiamento climatico qui è giĂ realtĂ . E allora si usano caolino e potatura a vaso policonico, si studia la luce, si ascolta lâaria. Si fa agricoltura come si fa musica: accordando le piante alla stagione.
Tenute Ragonese è anche cultura. Educazione allâolio. Racconti sui social, masterclass in osteria, e presto un sito interamente dedicato a spiegare la coltura (e cultura) dellâolivo. Due sogni stanno prendendo forma.
Uno è una sala degustazione, un luogo fisico dove chi arriva possa sedersi, assaggiare, ascoltare. Dove lâolio venga raccontato come un vino raro, come un profumo. Lâaltro è il frantoio aziendale, il cuore pulsante di un progetto che vuole chiudere la filiera e aprire un nuovo futuro. PerchĂŠ questa non è solo una storia dâolio. Ă la storia di un ragazzo che ha deciso che la terra vale piĂš della paura. E che un olivo salvato è un pezzo di civiltĂ che resiste.
Â
Â